Parroco accoltellato nella chiesa: l’aggressore patteggia sedici mesi

2 Luglio 2023

Cellini aveva assalito don Francesco nella sagrestia della basilica procurandogli ferite anche alla gola Era caduta l’accusa di tentato omicidio, decisiva una perizia per derubricare il caso in lesioni gravi

TRASACCO. Un anno e quattro mesi di reclusione per aver accoltellato alla gola il parroco di Trasacco, don Francesco Grassi, aggredito e ferito nella sagrestia della basilica dei santi Cesidio e Rufino. È questa la pena patteggiata da Luigi Cellini, 77 anni, pensionato finito sotto processo con l’accusa di tentato omicidio, successivamente derubricata a lesioni gravi. Determinante nell’esito del processo è stata la perizia medico-legale eseguita per stabilire se quel pomeriggio del 5 maggio 2022, nella chiesa, l’intenzione di Cellini sia stata quella di uccidere oppure no. Secondo gli accertamenti del consulente tecnico, le ferite non erano finalizzate a provocare la morte del sacerdote. È stata quindi esclusa la volontà di commettere un omicidio da parte del pensionato, ma solo quella di ledere, di provocare lesioni. Il perito ha tenuto conto delle lesioni e della loro entità. Il prete era finito in ospedale a causa di diverse ferite, tra cui una al collo. La famiglia di Cellini ha sottolineato come il pensionato soffrisse di diverse patologie che lo hanno indotto a compiere un’azione di cui non aveva consapevolezza. Più volte il 77enne si è detto pentito per quanto accaduto e ha chiesto perdono al parroco, con cui ha sempre avuto un rapporto fraterno. Il pubblico ministero, procuratore capo Maurizio Maria Cerrato, ha accolto la richiesta della difesa di derubricare il reato a lesioni aggravate dall’uso dell’arma e da motivi futili. Il pensionato doveva rispondere inizialmente dell’accusa di tentato omicidio. Per l’anziano, arrestato e poi messo ai domiciliari, la difesa aveva chiesto e ottenuto anche il rito abbreviato condizionato all’esecuzione della perizia medico-legale. Lo scopo dell’avvocato Antonio Milo, difensore di Cellini, era infatti quello di dimostrare che non c’era volontà di assassinare il sacerdote. Alla base dell’aggressione ci sarebbe stata la mancata elezione di Cellini nella confraternita della Madonna di Candelecchia. Il pensionato, che per anni ha lavorato negli ex Mercati generali di Roma, è molto devoto e affezionato al luogo di culto. Cellini ha probabilmente ipotizzato che la sua mancata rielezione fosse stata influenzata da una mancata buona parola del parroco nei suoi confronti. Cellini, dopo l’aggressione, era tornato a casa e aveva atteso che i carabinieri andassero a prenderlo. Il sacerdote, subito dopo il ferimento, era riuscito a uscire fuori e a chiedere aiuto ai carabinieri. Dopo l’episodio aveva già perdonato il suo aggressore. Si chiude così una vicenda che aveva scosso l’intera comunità trasaccana e la sentenza di patteggiamento, nello spirito della riconciliazione, mette in parte fine alla sofferenza di tutte le persone coinvolte.
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