«Patti illeciti», ecco il sistema-Canistro

Le accuse dei pm al costruttore e al vicesindaco che ha fatto lavorare il fratello. Di Pietro si è dimesso dagli incarichi
AVEZZANO. «Patti illeciti fra ditte» per «fare cartello, così da aggirare le norme sugli appalti in vigore ed eliminare di fatto ogni forma di concorrenza». Capitolo primo, pagina 9 dell’ordinanza, dedicato al Comune di Canistro: i pm Maurizio Maria Cerrato e Roberto Savelli che hanno indagato su presunti appalti “oliati” da mazzette ricostruiscono i legami fra Sergio Giancaterino, imprenditore di Penne, e Paolo Di Pietro, già vicesindaco del Comune all’epoca delle contestazioni (2015).
I due sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione che ha portato ai domiciliari altre cinque persone, Antonio Ruggeri di Avezzano, Antonio Ranieri dell’Aquila, Giuseppe Venturini di Tagliacozzo, Giuseppe D’Angelo, sindaco di Casacanditella, ed Emiliano Pompa di Montorio al Vomano.
Secondo i pm, Giancaterino e Di Pietro hanno addomesticato l’appalto sui lavori per la ristrutturazione e l’ampliamento del cimitero (importo della gara 179.788 euro). L’aggiudicazione è andata alla Giancaterino Costruizioni Sas.
Sempre per l’accusa, i due indagati «hanno concordato in via preventiva le ditte da invitare alla gara, individuandone un numero sufficiente a turbare il corretto andamento della gara d’asta, ed a tale scopo predisponendo le offerte così da predeterminare la migliore offerta attraverso i meccanismi di calcolo delle stesse, ed ottenere l’aggiudicazione della gara in favore della ditta scelta a tavolino: ditta che, poi, attraverso i meccanismi dei subappalti e dello scambio reciproco di favori futuri, potrà adeguatamente “compensare” gli altri imprenditori compiacenti».
Gli accordi fra i due, per i pm Cerrato e Savelli, «ricomprendevano anche il subappalto in favore della ditta del fratello dell’amministratore, subappalto che si deve ritenere come una forma di retribuzione illecita del vicesindaco». La squadra mobile dell’Aquila ha documentato la consegna, da parte di Giancaterino, di un assegno di 3.500 euro (a fronte dei 5mila pattuiti), a favore del fratello di Di Pietro. Fratello che ha eseguito alcune opere al cimitero (parte elettrica e montaggio lampioni).
Per l’accusa, lo stesso meccanismo di aggiudicazione doveva essere adottato per la ristrutturazione del municipio di Canistro (totale lavori a base d’asta 369.698,54 euro). Dalle intercettazioni risulta un’attività preparatoria in tal senso, andata a monte per un esposto anonimo che indicava nella Porcinari srl la ditta che avrebbe dovuto vincere (amministrata dall’indagato Pompa). In un’intercettazione, Di Pietro parla dell’esposto con Giancaterino: «...la...la...la gara che dobbiamo fare la vince Porcinari... allora ci sta qualcuno che chiacchiera fra di voi... no tu... fra le ditte che sei andato a parlare».
Di Pietro, che fa parte dell’attuale giunta guidata dall’ex assessore regionale Angelo Di Paolo (non coinvolto nell’inchiesta, ndr), si è dimesso da vicesindaco con delega ai Lavori pubblici.
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