Paura tra gli insegnanti: «Rischio esodo per 1.100»

5 Agosto 2015

Pochi posti in provincia anche a causa del forte calo di iscrizioni post-terremoto Così il piano assunzioni del ministero costringerà in molti a trasferirsi al nord

L’AQUILA. Gonna arancione e canottiera bianca, una giovane madre si siede tra le ultime file dell’aula magna dell’Itis, con in braccio il piccolo Simone. Vorrebbe alzarsi, prendere la parola, manifestare tutto il suo disappunto nei confronti di una riforma nella quale aveva riposto i sogni di una vita, ma Simone – il nome è ovviamente di fantasia – è particolarmente irrequieto e bisogna inventare giochi con le mani per calmarlo.

Tutt’altro che facile. I movimenti della donna tradiscono ansia e nervosismo. Di qui a poco, potrebbe trovarsi a scegliere se accettare un incarico di ruolo in una scuola di Biella oppure rinunciare e dedicarsi a fare la mamma a tempo pieno. Anche perché, se si rinuncia alla proposta del ministero, si viene depennati da tutte le “graduatorie del regno” e si riparte praticamente da zero. Le regole sono così.

Ma andiamo con ordine. L’oggetto dell’assemblea, promossa da Claudio Di Cesare dell’associazione provinciale degli insegnanti Gilda, è quello di fare chiarezza sulle fasi B e C del piano straordinario di assunzioni della Buona scuola. Stiamo parlando di una sessione che riguarda circa 1.100 insegnanti precari in attesa di stabilizzazione nella provincia dell’Aquila.

Complessivamente, sono 1.296 i docenti nell’Aquilano presenti a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento e quindi destinatari del piano di assunzioni. Di questi, 150-200 sono entrati già di ruolo nelle fasi 0 e A che prevedono spostamenti solo a livello provinciale. Il problema riguarda tutti gli altri. Tutti i docenti precari, tra il 28 luglio al 14 agosto, sono chiamati a inoltrare una domanda al ministero in cui, obbligatoriamente, devono indicare, in una scala di preferenze, le province italiane, dal Friuli Venezia Giulia in giù, isole comprese. Il ministero userà tale domanda e le preferenze espresse dal richiedente per proporre al docente precario un’immissione di ruolo in una determinata provincia.

«Se il docente accetta, bene. Altrimenti, verrà definitivamente cancellato dalle liste, perdendo ogni possibilità non solo di essere immesso in ruolo, ma anche di poter ottenere supplenze annuali», ribadisce Di Cesare, consapevole di presentare alla platea una verità piuttosto scomoda.

«In pratica, la sua carriera di insegnante terminerà». Il punto è che questo sistema verrà utilizzato sia nella fase B, sia nella successiva fase C, in cui verranno assegnate cattedre per coprire esigenze di organico potenziato. «Bisognerà coprire le richieste delle scuole del nord», sottolinea Di Cesare, «nonostante nella nostra provincia è lecito aspettarsi che si vengano a creare almeno 300 posti, frutto delle richieste degli istituti dell’Aquilano, della Marsica, della Valle Peligna e dell’Alto Sangro». La beffa è che se si ottiene una cattedra con la fase B, magari a Biella o Sondrio, si rischia di restare da quelle parti per anni, in quanto i piani di mobilità non riguardano i docenti neoassunti.

«In pratica», riprende il sindacalista, «mentre in tanti stigmatizzano il divorzio breve o il matrimonio gay etichettandoli come “rovina famiglie”, il governo ha appena fatto passare un piano di assunzioni che costringerà molti giovani con figli piccoli a vivere a centinaia di chilometri di distanza». E la situazione nell’Aquilano è resa ancora più grave dalla carenza di cattedra come conseguenza della riduzione drastica di iscrizioni nelle scuole primarie e secondarie a seguito del sisma.

Fabio Iuliano

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