Pd, Albano segretario tra lotte sottotraccia per le candidature

Congresso dall’esito scontato, sullo sfondo il voto di marzo Fina e Di Benedetto non mollano, Cialente si sfoga su Facebook
L’AQUILA. Un po’ di “globuli rossi” per rianimare l’asfittica campagna elettorale del Pd. Tra una sconfitta certa, quella delle Comunali, e una data per assai probabile dagli stessi militanti, quella del 4 marzo. La sede dei costruttori ospita il congresso comunale.
LA SORPRESA. L’unica sorpresa della giornata, allora, in un’adunata dall’esito scontato e senza acuti dialettici, è Carlo Benedetti presidente del congresso comunale. Fa un certo effetto vedere la voce più critica nei confronti del Pd (e principale animatore del gruppo Globuli rossi) vestire i panni di cerimoniere della liturgia laica messa in piedi per ratificare la candidatura unica, quella di Stefano Albano. Il giovane segretario, pur senza nominarne neppure un componente nel corso della sua prolusione, chiede aiuto ai maggiorenti del partito. E segnatamente alla triade in prima fila: Cialente un po’ per conto suo, Lolli e Pezzopane uno a fianco all’altro, nella sala dell’Ance, dove anche la rettrice Paola Inverardi viene invitata, con altri interlocutori, a parlare della “Città delle opportunità-Innovazione e sviluppo”. Ci sono anche i sindaci del territorio, sindacalisti, imprenditori, commercianti. E tanti elettori delusi per la mancata analisi del voto e l’incertezza di prospettive. Il confronto mancherà anche stavolta, a parte lo sfottò al centrodestra «tutto perso tra presepi, accattonaggio e inno nazionale».
NIPOTE D’ARTE. Albano, nipote dello scomparso Umberto, che fu sindaco con la Dc a metà degli anni Sessanta, incassa la benedizione di Mattia Zunino, segretario nazionale dei Giovani democratici. Poi si fa portare un leggio da dove le canta a una platea disorientata. «Chi siamo? Dove andiamo? Dobbiamo cambiare pelle. Ci vuole una rivoluzione organizzativa nel segno dell’unità. Siamo usciti dalla sconfitta divisi e diffidenti. La mia sarà una gestione collettiva, collegiale. Bisogna giocare all’attacco. E se la destra al Comune non si muove, facciamolo noi, con le proposte. Stanno arroccando la città dentro le mura, attaccandola al suo dialetto. Ma la città ha bisogno di tutti e dev’essere aperta, europea, accogliente. Chiedo il vostro aiuto per rilanciare il Pd».
I BIG. Il congresso si trasforma in passerella pre-elettorale per grandi vecchi e outsider. Michele Fina va a sedersi accanto ad Antonio Centi. Americo Di Benedetto scala in terza fila. Hanno sfidato ufficialmente Stefania Pezzopane. Ma della battaglia per le candidature non si farà accenno. Lo stesso Cialente stacca un attimo lo sguardo dal telefonino per dire al microfono che condivide la linea Albano. Unità, collegialità. Eppure su Facebook, poche ore prima, scriveva: «Io temo che ancora una volta le scelte saranno tutte interne alle logiche del partito, romane o abruzzesi. L’obiettivo di vincere, da un po’ di anni è secondario. Diciamo che non interessa molto. Lo abbiamo visto alle Comunali. L’intera sinistra per logiche dei suoi esponenti invischiati in scontri personalistici, le logiche correntizie interne al Pd, i gruppi e gruppetti, stanno consegnando il paese alla destra di Berlusconi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

