Pd commissariato, bocche cucite: veti incrociati per la resa dei conti

L’unico botta e risposta è tra la dimissionaria segretaria comunale Di Giovambattista e Verini (Azione) L’uomo di Calenda: «Il Partito democratico ci ha fatto perdere». La replica: «Responsabilità diffuse»
L’AQUILA. Il momento del centrosinistra è delicato, come gli equilibri all’interno del Partito democratico che si prepara a una fase temporanea di commissariamento da parte del segretario provinciale, Francesco Piacente, come anticipato ieri dal Centro.
uscire dalla crisi
La strada per uscire dall’impasse è ben delineata, in una strategia condivisa con il segretario nazionale del partito, Enrico Letta. Un percorso che segue le dimissioni della segretaria comunale Emanuela Di Giovambattista e che anticipa la riunione plenaria del partito prevista inizialmente per martedì 5 luglio. Una riunione la cui convocazione fa i conti con alcune incongruenze dal punto di vista dell’anagrafica tesseramenti. I dati in possesso del coordinamento locale non coinciderebbero con quelli della sede capitolina di via Sant’Andrea delle Fratte e questo provocherebbe ulteriori disagi. Le presunte discordanze nel tesseramento sono state sollevate da Carlo Benedetti. Anche lui rimpiangerà i tempi di quando le tessere del partito le monitorava Italo Grossi. Di qui la fase commissariale. Tra le ipotesi iniziali c'era anche la possibilità di affidare il commissariamento alla stessa Di Giovambattista, ma questa possibilità avrebbe fatto i conti con un dibattito di partenza già di per sé alterato dalle discussioni che hanno fatto seguito alla sconfitta del centrosinistra. Di fatto, per prassi (e non solo nel Pd), si cerca di affidare il commissariamento a una persona esterna alle dinamiche locali. All’ex vicesindaco Pietro Di Stefano, ad esempio, fu affidato un incarico di commissariamento a Teramo. La figura di Piacente dovrebbe garantire maggiore serenità anche nella gestione della “questione generazionale” che ha tenuto banco dall’indomani della sconfitta. Una sconfitta ben pesante visto che, rispetto alle ultime amministrative (2017) sono arrivati 3.494 voti in meno (3.076 il 12 giugno, contro i 6.570 di 5 anni fa).
gli obiettivi
Per i vertici regionali del Pd, «l’obiettivo è costruire una nuova fase che allarghi il perimetro del partito», come ha detto il segretario regionale Michele Fina. Intanto, Enrico Verini, eletto in consiglio nella lista di Azione con Calenda, non ha risparmiato critiche sui social al Partito democratico. «Il risultato dei ballottaggi in Italia aumenta il rimpianto qui all’Aquila», secondo Verini. «Più passano i giorni, più penso alle colpe del Pd aquilano, tutto e non certamente solo i facili capri espiatori, che ci ha fatto perdere la volta scorsa e anche questa», ha scritto su Facebook all’indomani dell’esito degli “spareggi”. Tantissime le reazioni, tra cui anche quella – pacata ma decisa – della dimissionaria Di Giovambattista. «Caro Enrico», si legge tra i commento, «vero c’è “un Pd” e non solo che ha molte responsabilità perché si è arroccato non consentendo l’Unità delle forze di centrodestra. Ma c’è anche “un Pd” che le ha provate tutte e ha proposto diverse soluzioni pur di non sciogliere una faticosa unità che “questo Pd” aveva comunque ottenuto. Le responsabilità nel non accettare alcuna mediazione sono diffuse e tu lo sai. È vero non facciamo facili capri espiatori. È un monito che condivido e deve valere per tutti. Ogni forza del campo progressista faccia un’adeguata riflessione ma poi o si inizia tutti a marciare uniti altrimenti non si ricostruisce nulla per i prossimi cinque anni».
Un ragionamento che s’inquadra, tuttavia, anche nel più ampio contesto abruzzese in vista delle elezioni regionali, per le quali sono già in corso da tempo le grandi manovre.
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