Pd commissariato, è tregua armata

Silenzio dopo lo scontro tra il gruppo guidato da Di Masci e i vertici provinciali
SULMONA. È tregua armata all’interno del Partito democratico di Sulmona. Dopo il commissariamento del circolo, deciso dai vertici regionali e provinciali, è calato un silenzio di tomba sulla vicenda che all’inizio sembrava aver creato una frattura irreversibile tra il gruppo di maggioranza capeggiato dall’ex sindaco Bruno Di Masci e il segretario provinciale nominato commissario del circolo di Sulmona Francesco Piacente. Ma dopo l’iniziale scontro tutto tace. Di Masci preferisce non parlare e Piacente sembra irreperibile. Dal momento della sua nomina a commissario non si è mai visto a Sulmona né si è fatto sentire sebbene tutti ritenessero probabile una sua iniziativa subito dopo le feste pasquali. Invece nulla. Gli iscritti sono in balia di se stessi e nel circolo sulmonese regna confusione e disorientamento. L’impressione è che si vogliano attenuare le tensioni in vista delle elezioni europee e amministrative del 26 maggio che potrebbero rivelarsi decisive per l’immediato futuro sia del Pd che della stessa amministrazione Casini. Di Masci ha, infatti, più volte ribadito che un’eventuale calo dei voti rispetto alle regionali porterebbe i tre consiglieri comunali a rivedere la decisione di appoggiare la maggioranza. Cosa che invece tornano a chiedere i cinque dissidenti del Pd che con le loro dimissioni hanno provocato il commissariamento del circolo di Sulmona. «La città necessità di decisioni serie, rapide, inequivocabili, non di una maggioranza arroccata sulle proprie posizioni, aggravando ancora di più una situazione già fin troppo pesante», evidenzia il portavoce Carlo Piccone. «Ormai la realtà è chiara a tutti, una maggioranza (di salute pubblica) che invece di curare la città ne sta decretando la morte. Ai cittadini va restituita la possibilità di tornare alle urne, sperando che abbiano ancora la voglia di farlo».
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