Pd: «Pietrucci paghi i suoi debiti» Resa dei conti col segretario Fina

12 Settembre 2021

Il tesoriere del partito accende la miccia: ci deve oltre 23mila euro, non rispetta gli impegni degli eletti Il consigliere: una ricostruzione arbitraria, non pago da gennaio perché non condivido la linea politica

L’AQUILA. Resa dei conti nel Pd alla vigilia del voto per le amministrative. È una questione economica, ma con evidenti ripercussioni politiche, quella che contrappone il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci alla dirigenza abruzzese dei Dem. Si parla di soldi, quelli dei contributi che l’eletto all’Emiciclo non ha versato al partito, ma ne viene fuori uno strappo netto e probabilmente irreparabile a poche settimane dalla tornata che interesserà trenta comuni in provincia e all’alba della campagna elettorale per il capoluogo.
IL CASO. Ad accedere la miccia dello scontro è la conferma da parte di Pino Venditti, tesoriere del Pd Abruzzo, del mancato versamento delle quote da parte di Pietrucci. «Il suo debito nei confronti del Partito democratico regionale è al 30 agosto 2021 di oltre 23mila euro», sottolinea il dirigente, «ed è grave che, nonostante i ripetuti inviti e tentativi di dialogo, il consigliere regionale non faccia fronte agli impegni di contributo». Lo statuto del partito prevede, infatti, che gli eletti sostengano economicamente la struttura gestionale con quote mensili che, nel caso della regione, ammontano a circa mille euro. «Gli impegni sono invece regolarmente assolti dagli altri, tra cui i colleghi di Pietrucci e i parlamentari», fa sapere Venditti che rincara la dose. «Gli oltre 23mila euro dovuti al 30 agosto 2021 da Pietrucci al Pd», tiene a sottolineare, «sono risorse sottratte all’attività politica e alla passione dei militanti, sofferenza per le casse nel far fronte alle spese e ai compensi, spesso minimi, di collaboratori e dipendenti, quando l’impegno non è volontario. Risorse dovute da candidati che ottengono l’elezione anche grazie alle infrastrutture e al servizio di una comunità, e che quella comunità rappresentano, oltre al proprio territorio». L’inadempienza contestata, tra l’altro, si protrarrebbe da tempo. A detta del tesoriere, infatti, si tratta di un «debito accumulato nel corso di un anno e mezzo: se ripartito mensilmente, appare peraltro esiguo rispetto al compenso percepito dai consiglieri regionali, e comunque abbastanza ragionevole da non dissuadere i colleghi di Pietrucci dal farsene carico».
LA REPLICA. Il consigliere regionale, però, non ci sta a passare per moroso tout court e dunque pone la questione politica. «L’ultimo versamento l’ho fatto a gennaio», premette, «poi ho smesso perché il partito andava in una direzione del tutto contraria ai miei principi». Il consigliere sottolinea di aver «più volte mandato considerazioni sulla gestione del partito da me non condivisa», senza però ottenere alcun effetto secondo lui positivo. Anzi, la linea tenuta dal segretario regionale, il marsicano Michele Fina, sarebbe stata in aperto contrasto con le sue posizioni fino all’episodio più recente: l’elezione, benedetta dai Dem, del primo cittadino di Pizzoli Giovannino Anastasio a coordinatore dei sindaci del cratere sismico del 2009. Una scelta che Pietrucci non tarda a definire «agghiacciante» ritenendo l’eletto incompatibile con il ruolo assegnatogli. «Il conflitto di interessi non può valere solo per altri», afferma riferendosi alla professione di ingegnere di Anastasio e agli incarichi da lui assunti negli uffici per la ricostruzione nei Comuni di Montereale e Pizzoli. Il consigliere rigetta anche nella sostanza la contestazione mossa nei suoi confronti dal tesoriere. «Si tratta di una ricostruzione arbitraria, su calcoli sbagliati», osserva, «la cifra non versata è meno di un quarto di quella indicata». Pietrucci, inoltre, tiene a evidenziare che ha sempre dato contributi al circolo comunale del Pd. «Se si fanno bene i conti», osserva, «alla fine ho versato più degli altri». Il consigliere si dice legato al partito aquilano, ma annuncia imminenti «valutazioni» sul suo futuro politico.
LO SCONTRO. La separazione dal Pd è scritta nei fatti e la conferma, seppure indiretta, arriva dalle parole di Fina. «Se tutti gli eletti potessero condizionare i loro versamenti, previsti dal nostro statuto, sulla base delle divergenze o convergenze politiche, avremmo dei partiti padronali proprietà degli stessi eletti e non dei partiti democratici», risponde alle argomentazioni di Pietrucci, «è vero semmai il contrario: se un eletto non rispetta le regole non può nemmeno avere la pretesa arrogante di decidere le politiche di un partito». La conclusione del segretario è sferzante: «So solo che per colpa di Pietrucci e dei debiti accumulati nel passato, che stiamo onorando, probabilmente dovremo licenziare l’unica collaboratrice storica che abbiamo e lasciare la sede in affitto. Nessun dirigente, tra l’altro, ha stipendi e nemmeno rimborsi: tutto il nostro lavoro si tiene sulle spalle dei volontari».
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