Pelini: «La rottura con Rifondazione si trascinava da anni»

11 Maggio 2017

L’assessore replica ai suoi ex compagni dopo le polemiche «Qui c’è bisogno di una sinistra unita e non di partitini»

L’AQUILA. Nessuna “Sindrome di Stoccolma”. Semmai, una differenza di vedute all’interno del suo partito, Rifondazione comunista, che si trascina da anni. L’assessore Fabio Pelini, che ha presentato le dimissioni già respinte dal sindaco Cialente, non ci sta e rispedisce dritte al mittente le critiche dei suoi ex compagni di partito. «Questa rottura con Rifondazione», chiarisce, «non nasce oggi, e la cosa che mi fa specie è che chi vuole far intendere cose diverse lo fa in maniera maliziosa. Dimentica di dire che sono anni che sulla linea portata avanti dal partito c’è una grande differenza di fondo. Enrico Perilli ha detto che non si cambia partito a un mese dalle elezioni: si è dimenticato di dire, però, che sono anni che c’è una differenza di vedute». Il primo livello di differenza, ha detto ieri nel corso di una conferenza stampa, è quello nazionale. «A sinistra c’è Campo progressista, Articolo 1, Possibile, Sinistra Italiana e Rifondazione, senza parlare della pletora di partitini che non rappresentano nulla se non microgruppi interessati a perpetrare la loro esistenza e quella dei rispettivi dirigenti. Sullo sfondo, ci sono i militanti: è a loro che dobbiamo parlare. C’è bisogno di una sinistra unita. Dobbiamo avere il coraggio di sciogliere tutti questi micropartiti per rifarne uno che assuma le sue decisioni. Abbiamo provato di tutto: federazioni, coalizioni, ma non funziona, c’è bisogno di qualcosa di diverso sul modello Podemos, in Spagna. Non si chiede di avere un pensiero unico, ma basta alle oligarchie che decidono per gli altri». Poi c’è il livello locale: «Grazie a noi il partito ha avuto un consigliere comunale, peraltro presidente di commissione, e un assessore. Nel nostro piccolo abbiamo portato avanti politiche di cambiamento. A un mese dalle elezioni il partito si allea con chi finora, ha rappresentato l’opposizione più coerente, come Appello per L’Aquila e L’Aquila che vogliamo, che porteranno avanti una campagna elettorale contro il centrosinistra. La verità», ha sottolineato Pelini, «è che se Pietrucci avesse vinto le primarie, Rifondazione sarebbe rimasta nella coalizione, visto che era già definito l’assetto futuro del Comune. Già si sapeva chi e quali deleghe avrebbe ricevuto». Assieme a Pelini Goffredo Juchich, che fino a qualche settimana fa era il segretario cittadino di Rifondazione. «Ricordo ai compagni di Rifondazione», ha detto, «che col nostro 3%, e i nostri 1300 voti, abbiamo avuto un assessorato e la presidenza della commissione, intervenendo nelle scelte dell’amministrazione». Per la prossima tornata elettorale, non senza amarezza, Pelini ha raccontato di aver ricevuto una serie di veti, più o meno espliciti. «Stiamo ragionando con tutte le liste», ha detto, «ma preferirei una collocazione civica o vicina al mondo del civismo. Se trovo una collocazione onorevole va bene, altrimenti non fa niente».
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