Pensionati da 1.200 euro al mese in piazza

9 Gennaio 2019

Manifestazione di protesta davanti alla prefettura contro il mancato adeguamento dell’assegno mensile

L’AQUILA. Affitti da pagare, figli e nipoti disoccupati o precari a carico, spese sanitarie e assistenziali, bollette e spesa quotidiana. Arrivare alla fine del mese con 1.500 euro lordi – che diventano 1.200 netti – è davvero difficile. Eppure i pensionati delle fasce più basse di reddito continuano a essere “il bancomat” dei governi che da 10 anni bloccano la rivalutazione delle pensioni a partire da 1.500 euro. Ora i pensionati dicono basta a un processo di impoverimento della loro condizione, incominciato sotto la spinta della spending review con il governo Monti (legge Fornero) e scendono in strada a protestare. In barba al freddo pungente che ieri alle 11 non superava i 2 gradi, decine di pensionati si sono ritrovati davanti alla prefettura.
IL PRESIDIO. Un presidio che ha avuto centinaia di repliche davanti ai palazzi del governo di tutto il Paese, con un solo obiettivo: convincere i gialloverdi a sbloccare l’adeguamento al costo della vita, che sarebbe dovuto tornare proprio da questo gennaio. Invece, nulla. «Si colpiscono persone che hanno lavorato una vita intera e che per motivi anagrafici sono le più deboli», dicono unitariamente i sindacati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil. «In tre anni il governo toglie dalle tasche dei pensionati 2,5 miliardi. Invece il prelievo dalle tasche delle pensioni d’oro porterà allo Stato nemmeno 300 milioni», dice Enio Mastrangioli della segreteria dello Spi Cgil. Dietro la protesta ci sono disagi reali: «Il costo della sanità, dell’assistenza domiciliare, delle persone non autosufficienti che non hanno più il supporto familiare, lunghe liste d’attesa per una prestazione, superticket, disagi per l’inefficienza dei trasporti», aggiunge Mastrangioli. «Il governo non sta facendo nulla per l’inclusione sociale degli anziani».
IN PROVINCIA. Nella Marsica la situazione forse più complessa, per effetto anche del tipo di tessuto produttivo e sociale, come spiega Annamaria Di Felice della Uil pensionati di Avezzano. «Nella Marsica la mancanza di un’economia industriale e commerciale e anche di tipo statale non ha permesso ai lavoratori di avere una regolarità contributiva e pensionistica, si viveva di agricoltura e pastorizia, per questo le pensioni sono al minimo, intorno ai 500-600 euro». Facile immaginare che spesso il peso della famiglia sia a carico di uno dei due coniugi, quello che raggiunge i fatidici 1.500 lordi. «È facile ricorrere ai pensionati per fare cassa», denuncia la segretaria regionale della Uil pensionati Germana Temporin, «perché i soldi possono essere prelevati direttamente attraverso questi provvedimenti. Non sono “pochi spiccioli”, come ha detto il presidente del Consiglio. Su una pensione media incidono eccome». Il prefetto Giuseppe Linardi ha accolto una delegazione composta, oltre che da Di Felice, anche dal segretario provinciale della Cgil Francesco Marrelli, da Egidio Pezzuto dello Spi-Cgil, dal coordinatore provinciale Fnp-Cisl Giovanni Guetti e dal segretario Uilp-Uil L’Aquila-Sulmona Domenico Bevilacqua. «Un incontro cordiale», spiega Pezzuto, «con l’impegno del prefetto a consegnare la documentazione al governo».
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