Per l’Inps è morto, revocata la pensione

Pagamento sospeso da tre mesi a causa di un’omonimia. La moglie dell’ex artigiano: «Ci rimpallano da un ufficio all’altro»
CASTEL DI SANGRO. L’ufficio complicazioni affari semplici è sempre aperto. Ne sa qualcosa un ex artigiano ed elettrotecnico di Castel di Sangro. L’Inps lo crede morto. E da tre mesi non gli paga la pensione. A.D’A., 84 anni portati con orgoglio, lo scorso giugno si è accorto che in banca non gli era stato accreditato il consueto pagamento. Da allora, oltre al comprensibile smarrimento, sono iniziati guai in serie, fatti di telefonate ai call center in Italia e all’estero, rimpalli di responsabilità negli uffici, sorrisini imbarazzati da parte dell’impiegato di turno. Tutto per un’omonimia che ha fatto sparire il nome dell’uomo di Castel di Sangro dagli elenchi Inps. La colpa del pensionato è quella di avere lo stesso nome e cognome di una persona deceduta in tutt’altra parte della nazione. «L’Istituto nazionale di previdenza sociale ha bloccato i pagamenti, pur riconoscendo che c’è stato un mascroscopico errore», racconta M.G.R., la moglie del pensionato, un’ex insegnante, «mio marito sta andando in depressione perché questa vicenda lo ha profondamente turbato. Non sappiamo più a chi rivolgerci, imbrigliati tra le pastoie burocratiche, quando basterebbe fare una verifica attraverso un codice fiscale».
L’uomo percepisce una pensione di circa 700 euro al mese, con accredito diretto sul proprio conto corrente, in un istituto bancario di Castel di Sangro. A giugno niente soldi, stessa cosa a luglio e pure ad agosto. «Questi errori non si possono fare», riprende la moglie dell’anziano, «certo non stiamo morendo di fame, sarebbe assurdo affermare il contrario, ma ci sono delle scadenze da rispettare con i pagamenti e per una persona che ha lavorato una vita intera la pensione è pur sempre una sicurezza. Ci siamo rivolti all’Inps, al Patronato, all’Agenzia delle entrate. Niente, il problema rimane. Sono tre mesi che va avanti questa storia e non vediamo una via d’uscita. Prima abbiamo telefonato a un numero dell’Inps. Ma si tratta di un call center dove rispondono telefoniste straniere che non riescono a comprendere qual è la nostra richiesta. Siamo andati nell’ufficio Inps di Castel di Sangro, dove si trova uno sportello che apre una volta ogni tanto, e inizialmente ci hanno assicurato che tutto sarebbe stato risolto quanto prima, poi ci hanno invitato ad andare nella sede principale dell’Aquila che si trova a oltre 150 chilometri da Castel di Sangro. Adesso ci hanno detto che chiuderanno per le ferie estive», conclude la donna, «immaginate la disperazione di mio marito che per il terzo mese non riesce ad avere la benedetta e meritata pensione».
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