Per lo Stato è morto, gli bloccano i conti

24 Luglio 2019

Gli eredi di Luciano Irinelli ricevono una lettera dall’Inail: «Errore inconcepibile, adesso sarò costretto a tornare in vita»

RAIANO. Da giorni non riusciva più a svolgere operazioni bancarie e altre attività legate alla sua professione. Un mistero che lo ha costretto a darsi da fare, senza successo, per riuscire a sbloccare codici di accesso e fatturazioni informatiche. Così ha scoperto che l’Inail, l’Istituto nazionale per gli infortuni sul lavoro l’aveva dato per morto. Per questo Luciano Irinelli, 54 anni, noto e apprezzato meccanico di Raiano, non poteva più svolgere operazioni legate al suo nome, al proprio codice fiscale e tanto meno poteva compiere operazioni bancarie.
Lui, per lo Stato, è deceduto, anche se in realtà lavora con la professionalità di sempre, nell’officina meccanica proprio in prossimità del centro peligno. La lettera in cui è contenuta la funerea informazione è stata inviata agli eredi dall’Inail in cerca di poche decine di euro relative a un conguaglio.
«Mi trovavo nell’autofficina», racconta Luciano Irinelli, «quando mia moglie mi ha chiamato al telefono per chiedermi se stavo bene. Gli ho detto di sì, che stavo lavorando come sempre. A questo punto lei mi ha detto che non le sembrava che stessi bene, dato che per l’Inail ero deceduto».
Sorpreso e incredulo per quanto gli stava accadendo, l’uomo ha invitato la moglie a leggergli la lettera. «Egregi signori», ha esordito la donna all’altro capo del telefono, «si è preso atto che l’assicurato indicato in oggetto è deceduto, pertanto si chiede il pagamento della somma di 32 euro relativa al conguaglio, sia nel caso di successione legittima che nel caso di successione testamentale». L’uomo in un primo momento l’ha presa con ironia.
Subito dopo, però, ha realizzato che proprio quel “ritenerlo ormai defunto” gli stava creando i problemi e le perdite di tempo che da giorni stava subendo per cercare di risolvere le sue difficoltà ad accedere ai servizi informatici. Una condizione che stava gravando anche sulle attività dell’officina gestita insieme ad un socio.
«Non capisco come sia possibile ritrovarsi in situazioni simili senza aver alcuna colpa», ha detto Luciano Irinelli, «ho dovuto contattare un commercialista e dare mandato a un avvocato per cercare di risalire al bandolo della matassa ed eliminare l’errore sperando di tornare in vita quanto prima».
Intanto, la pratica è passata nelle mani dell’avvocato della famiglia Irinelli che ora dovrà anche valutare un’eventuale richiesta di risarcimento del danno per l’uomo e la sua famiglia che, passato un primo momento di incredulità, hanno pensato bene di attivarsi per capire cosa sia successo e individuare eventuali responsabilità.
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