Perde posto, casa e assistenza

11 Giugno 2016

La vita difficile di Carillo: mi accontenterei di una stanza e di un lavoro per vivere

PRATOLA. Perde prima il lavoro, poi la casa, e infine l’assistenza sanitaria. Una vita difficile, ora al limite, quella di Alessandro Carillo, 43enne di origini campane, che non può nemmeno accedere al servizio sanitario nazionale. Da qui la sua richiesta di aiuto al Tribunale per i diritti del malato che ha preso in cura il caso per dargli una mano. Non avendo una casa e nemmeno un domicilio legale, l’uomo non può iscriversi ad un medico di base, né sottoporsi a visite o controlli di routine. Per questo Catia Puglielli, responsabile legale dell’area giudiziaria del Tdm, ha scritto al Comune di Pratola per chiedere almeno un alloggio e la conseguente iscrizione fra le liste del sistema sanitario nazionale. «Il signore è come se fosse un apolide in territorio italiano», fa notare il legale, «sono in contatto con l’amministrazione comunale di Pratola per risolvere almeno la questione della residenza e quindi dell’assistenza sanitaria, altrimenti l’uomo potrebbe accedere in ospedale solo per le urgenze da pronto soccorso e non per tutte le altre esigenze, legate a controlli, analisi e visite periodiche». Carillo è arrivato da San Giuseppe Vesuviano a Pratola 32 anni fa, seguendo il nonno che aveva una sorella in paese. Appena possibile, ha iniziato a lavorare prima alla fonderia Foceit di Raiano, fino alla chiusura della fabbrica, e poi come manovale. Fino a quando ha perso anche quest’ultimo lavoro e, dopo la morte del nonno, si è ritrovato solo. Così decide di occupare la casa cantoniera nei pressi della stazione ferroviaria di Pratola, fino a quando viene mandato via anche da lì. Da allora dorme dove capita. In strada, in stazione o in qualche struttura di accoglienza, quando la trova. A pranzo va alla Caritas. «Sono anni che vivo in questo modo», racconta, «solo che ora non ne posso più. Chiedo che qualcuno mi aiuti a trovare una casa, anche solo una stanza, e un lavoro per tirare avanti». Mentre dal Comune di Pratola fanno sapere che non ci sono alloggi popolari liberi, l’avvocato insiste sulla necessità di garantirgli l’accesso alle cure.

Federica Pantano

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