Perdonanza, si chiude un’edizione storica

30 Agosto 2020

Il sindaco Biondi e il cardinale Petrocchi rinserrano i battenti. All’epilogo la manifestazione segnata dall’allarme Covid-19

L’AQUILA. Poco dopo le 19, alla fine della cerimonia religiosa preludio alla chiusura della Porta Santa di Collemaggio, il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi dal palco ha lanciato un grido liberatorio: «Ce l’abbiamo fatta» e un lungo applauso si è levato dal piazzale. L’Aquila ieri sera non ha vinto premi o coppe, non ha scalato vette difficili, non ha completato la ricostruzione, ma ha fatto una cosa a cui due mesi fa in pochi credevano: riuscire a far svolgere nel mezzo di una brutta emergenza sanitaria una manifestazione, la Perdonanza, che da sempre richiama decine di migliaia di persone fra concerti e riti religiosi. Petrocchi, nelle inedite vesti di ultrà della ormai “sua” città, ha ringraziato tutta la “squadra” che ha lavorato affinché il piccolo miracolo avvenisse: la Prefettura, il Comune, le forze dell’ordine. E non è mancato un pensiero ai suoi collaboratori che hanno dato un supporto non indifferente al “potere” civile. Insomma, dopo una settimana di “passione” durante la quale i problemi sono sorti ogni momento e hanno richiesto competenze e lucidità, il cardinale è apparso persino più entusiasta del sindaco Pierluigi Biondi che alla fine ha letto un discorso con, persino, qualche traccia “teologica”.
LA CHIUSURA. Alle 19,26 Biondi e Petrocchi, spingendo ognuno un’anta della Porta Santa, l’hanno chiusa facendo calare il sipario (una frase fatta, ma che ci sta sempre bene) sulla 726ª Perdonanza celestiniana che, come ha sottolineato ancora Petrocchi, è destinata a passare alla storia come quella del 2009 che si svolse fra le macerie ancora fumanti. Chiusa la Porta Santa, il primo cittadino è salito sul torrione a destra della facciata della basilica di Collemaggio e ha spento il fuoco che ardeva dal 23 agosto sera quando era stato acceso con la fiaccola partita dall’eremo del Morrone, eremo nel quale Celestino V, nel luglio del 1294, ricevette la notizia della sua nomina a Pontefice.
EVENTO STORICO. Quella del 2020 è una Perdonanza storica non solo per il Covid, ma anche perché è stata la prima con il “timbro” Unesco che a fine 2019 l’ha dichiarata Patrimonio immateriale dell’umanità. Alla Messa di chiusura hanno assistito circa 500 persone (ieri non c’era bisogno di braccialetti) ma sono state migliaia quelle che per tutto il giorno sono entrate – ordinatamente – attraverso la Porta Santa per lucrare, pentiti e confessati, l’indulgenza plenaria concessa da Celestino con la Bolla che in questi giorni è stata esposta a Collemaggio. Biondi nel suo intervento ha per prima cosa ringraziato «la Chiesa dell’Aquila per il sostegno e la vicinanza alla nostra comunità nei momenti più bui e difficili. La religio è ciò che lega e tiene insieme le cose e la religione ha questo significato di legame che tiene uniti i destini dei popoli. E gli aquilani ne sanno qualcosa. Una Perdonanza, quella di quest’anno», ha continuato, «condizionata dall’emergenza sanitaria, ma comunque sentita e partecipata nel rispetto del pensiero di Celestino, così attento all’aspetto religioso, ma altrettanto alla festa per il popolo. La sua dimensione ascetica non lo ha mai allontanato dalle necessità materiali della sua gente. Da più di 7 secoli all’Aquila – e forse con maggiore coscienza dagli anni Ottanta del Novecento a oggi – il potere laico e il potere religioso, uniti da una consapevolezza millenaria, raccontano di questo uomo senza tempo che ci insegna a essere migliori, a rispettarci con reciprocità, a risvegliare la nostra liberalità. Oggi, nel pieno della rinascita della nostra terra, rinvigoriti dal riconoscimento dell’Unesco, il nostro sentire è tutto per i giovani che amano e credono nella loro città tanto da non abbandonarla, o da farvi ritorno con nuovi progetti, o da seguirla con sentimento costante da dove la vita li ha portati». Il sindaco ha anche ricordato come quest’anno fra gli eventi previsti nel programma c’era anche uno spettacolo teatrale, scritto da Errico Centofanti, che «testimonia ai nostri figli il messaggio secondo il quale l’abbraccio tra opposti è possibile – come fa Celestino nei confronti dei rappresentanti del potere temporale – e che su questo crinale è cosa buona e giusta che costruiscano il loro futuro», ha concluso il sindaco.
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