Perseguita un carabiniere, condannato

Il 54enne credeva che il militare avesse una relazione con l’ex compagna: tentativi di speronamento con l’auto e botte
SCURCOLA MARSICANA. Accecato dalla gelosia, era convinto che il carabiniere avesse allacciato una relazione con la sua ex compagna e per cinque mesi, incurante della divisa indossata dal militare e delle possibili conseguenze, l’ha perseguitato, arrivando a minacciarlo e ad aggredirlo verbalmente ma anche fisicamente in più circostanze. Accuse che hanno portato a una condanna con rito abbreviato a sei mesi di reclusione (pena sospesa) per Vittorio Romano, 54 anni, di Scurcola Marsicana. L’uomo doveva rispondere di atti persecutori e lesioni personali.
La sentenza è stata emessa dal gup del tribunale di Avezzano, Maria Proia (pubblico ministero Elisabetta Labanti).
Atteggiamenti vessatori, secondo le accuse, iniziati nel gennaio 2017 e andati avanti fino al mese di maggio dello stesso anno.
L’imputato aveva la convinzione che tra il militare, sposato e residente a Scurcola, ma in servizio in una stazione della Marsica, vi fosse una relazione con l’ex compagna. Nel corso delle indagini è emerso che la folle gelosia era frutto esclusivamente della fantasia dell’uomo, visto che il carabiniere non aveva mai allacciato una relazione extraconiugale.
Il militare, assistito dall’avvocato Moreno Persia, era stato costretto a cambiare i propri stili di vita, rimanendo chiuso per un lungo periodo nella propria abitazione per non imbattersi nell’imputato. Come accaduto in diverse circostanze, sempre a Scurcola Marsicana. Verso le 18.50 del 16 marzo 2017, stando alle accuse, Romano aveva aggredito il carabiniere nei pressi di una tabaccheria, colpendolo con due pugni al viso e una ginocchiata all’inguine, minacciandolo con la seguente frase: «Pezzo di m... vieni qui che ti ammazzo, ti ammazzo qui pezzo di m...». Tutto ciò sulla pubblica via e in presenza di una decina di bambini.
Il 16 aprile alle 21.40, mentre il carabiniere si trovava in auto con moglie e figli, veniva inseguito e affiancato dal 54enne.
«Vittorio Romano» scrive il gip nel capo d’imputazione «tentava più volte di sorpassare l’automobile della persona offesa, costringendola pericolosamente con brusche sterzate verso destra, cercando di farla uscire di strada. Tale condotta creava un forte turbamento emotivo nella persona offesa e nei suoi familiari, soprattutto al figlio di 12 anni che per l’intera notte non chiudeva occhio per la paura».
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