Pescina: arrestato ingiustamente, ottiene i danni

9 Dicembre 2017

Ragazzo assolto in appello dall’accusa di spaccio: risarcimento per il clamore mediatico

PESCINA. Era stato arrestato per spaccio e messo ai domiciliari. Nel processo di primo grado era arrivata anche una condanna. Ma i giudici della Corte d’appello hanno ribaltato la sentenza, ritenendo innocente il giovane. Al quale è stato riconosciuto anche un indennizzo di 15mila euro per il clamore mediatico scaturito dalla vicenda. Si tratta di un giovane di Pescina, L.R., 27 anni, finito agli arresti domiciliari il 4 ottobre del 2012, dopo essere stato fermato dai carabinieri della locale stazione e accusato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.
Secondo la Procura di Avezzano, il giovane aveva coltivato, insieme ad altre persone ancora sottoposte a giudizio, diverse piante di canapa indiana, ricavandone un quantitativo pari a circa 550 grammi. Inoltre, era stato trovato con 3,3 grammi di hascisc non per uso personale. Il pubblico ministero, Guido Cocco, aveva chiesto quattro anni di reclusione, oltre a tredicimila euro di multa. L’arresto era stato convalidato dal gip del tribunale di Avezzano e il ragazzo aveva trascorso 12 giorni ai domiciliari in attesa del giudizio di primo grado. Era stato assolto dal giudice Francesca Proietti dal reato di coltivazione, ma condannato a sei mesi di reclusione per il possesso di hascisc. La Corte d’Appello dell’Aquila, presieduta dal giudice Aldo Manfredi, nel gennaio scorso lo ha assolto riconoscendolo estraneo ai fatti, riconducibili invece agli altri coindagati. Passata in giudicato la sentenza, il giovane, tramite l’avvocato Roberto Verdecchia, ha richiesto il risarcimento per ingiusta detenzione e per il danno da strepitus soli, cioè per il clamore mediatico suscitato a seguito dell’arresto e della condanna di primo grado. La Corte d’Appello, presieduta dal giudice Fabrizia Ida Francabandera, ha accettato la richiesta presentata dal legale. (p.g.)
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