Petizione pro-Petrilli vicina alle 900 firme

L’AQUILA. Ha raggiunto quota 866 firme la petizione avviata, sulla piattaforma on line change.org, dal farmacista e musicista aquilano Piergiovanni Battibocca in favore di Giulio Petrilli, che...
L’AQUILA. Ha raggiunto quota 866 firme la petizione avviata, sulla piattaforma on line change.org, dal farmacista e musicista aquilano Piergiovanni Battibocca in favore di Giulio Petrilli, che rivendica ancora, dopo sei anni di ingiusta detenzione, il risarcimento dallo Stato.
Petrilli scontò dal 1980 al 1986 sei anni di reclusione, di cui parte trascorsi in isolamento, con l’accusa di partecipazione a banda armata e di far parte di Prima Linea.
«Accusa da cui sono stato assolto, con sentenza definitiva della Cassazione, nel 1989», spiega Petrilli. «Da allora, nonostante la richiesta di risarcimento danni, non mi è stato riconosciuto alcun indennizzo».
Una vicenda che Petrilli ha portato persino all’attenzione degli organismi sovranazionali tra i quali la Corte Europea. «Lo scorso 3 ottobre», racconta ancora Petrilli, «sono stato a Strasburgo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di abolire il comma 1 dell’articolo 314 del codice di procedura penale, che non prevede alcun risarcimento “per dolo o colpa grave”. Sei anni di ingiusta detenzione sono un marchio profondo, che segna l’esistenza. Il risarcimento, oltre che di natura economica, è soprattutto morale per i sei anni di vita che mi sono stati annullati». Nella sua trasferta Petrilli ha incontrato tanti parlamentari, a iniziare da Eleonora Forenza e Sergio Cofferati, oltre a Miguel Urban Crespo (Spagna), Marie-Christine Vergat (Francia), Neokis Shliktis (Cipro) e alcune deputate tedesche.
Nella petizione che è stata avviata on line da Battibocca si fa riferimento anche al pagamento, a cui è stato condannato Petrilli, «di 160mila euro, in via definitiva, dalla Corte dei conti per aver stabilizzato quattro lavoratori precari dell’Agenzia regionale per l’edilizia territoriale, che sarebbero stati licenziati, pur essendo necessari al normale svolgimento delle molteplici attività dell’ente. Paradossale», prosegue il testo della petizione, «se si pensa che per la privazione ingiusta della libertà personale Petrilli non ha ricevuto neppure un euro».(m.p.)
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