Petrocchi a Roma nella chiesa di Andreotti

4 Marzo 2019

Il cardinale prende possesso di San Giovanni dei Fiorentini dove il politico Dc andava ogni mattina

L’AQUILA. «A conclusione di questa celebrazione permettetemi, davanti a voi fedeli di questa parrocchia e ai carissimi sacerdoti concelebranti, di dichiarare la volontà di essere in piena unità di pensiero, di cuore e di azione con Papa Francesco». Così il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo metropolita dell’Aquila, alla fine della cerimonia, a Roma, della presa di possesso del titolo della chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini, a pochi passi da Corso Vittorio Emanuele, che lo stesso pontefice ha inteso assegnargli, come da consuetudine ecclesiastica, per legare il suo nome a una chiesa della diocesi di Roma, a pochi passi dal Vaticano.
«Mi impegno», ha proseguito Petrocchi, «a svolgere la missione che mi ha affidato, sempre con l’aiuto di Dio, cum Petro e sub Petro. Desidero poter svolgere questo ministero diventando sempre più e sempre meglio un’eco del sì di Maria che è Madre, Maestra e Modello di Comunione e contribuire così a che la Chiesa sia sempre più Chiesa e, per questo lievito, evangelico nel mondo. Grazie di cuore a tutti voi, carissimi amici, pregate per me», ha concluso.
Ogni cardinale ha un titolo, in forza del quale il porporato lega il suo nome a quello di una chiesa della diocesi capitolina che gli viene assegnata come segno del particolare legame e della «vicinanza alla sollecitudine pastorale del pontefice nell’Urbe». A Petrocchi è toccata una chiesa nota perché la frequentava giornalmente lo scomparso ex premier Giulio Andreotti. Lì furono celebrati anche i suoi funerali, il 7 maggio 2013. Nella basilica minore sono sepolti personaggi illustri. Si tratta, tra gli altri, degli architetti Francesco Borromini e dello zio Carlo Maderno, e di un personaggio che sembra appartenere al mito, ma che in realtà è realmente esistito, il marchese Onofrio del Grillo.