Petrocchi: aiutare gli altri contro la pandemia sociale

28 Gennaio 2021

Il cardinale celebra la festa del patrono dei giornalisti: «Covid come il terremoto Servono risposte anche culturali, è fondamentale una comunicazione corretta»

L’AQUILA. «Andare incontro, aiutare e sostenere le persone in difficoltà». È stato questo il messaggio che il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila e presidente della Conferenza episcopale abruzzese-molisana, ha voluto lanciare durante l’incontro con i giornalisti in occasione della festa del loro patrono, San Francesco di Sales. Ha partecipato Stefano Pallotta, presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo. Al centro dell’intervento di Petrocchi il tema proposto da Papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “Vieni e vedi. Comunicare incontrando le persone come e dove sono”. Petrocchi ha tenuto a sottolineare l’importanza della comunicazione obiettiva e corretta soprattutto in un momento tanto difficile a causa della pandemia.
«L’importanza di uscire da sé per incontrare l’altro», ha detto il cardinale, «è una sollecitazione che investe qualsiasi persona abbia a cuore la capacità di mettersi in relazione con l’altro nella verità e nell’autenticità».
Papa Francesco, nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, afferma: «Per poter raccontare la verità della vita che si fa storia è necessario uscire dalla comoda presunzione del già saputo e mettersi in movimento, andare a vedere, stare con le persone, ascoltarle, raccogliere le suggestioni della realtà, che sempre ci sorprenderà in qualche suo aspetto».
«Questa affermazione del pontefice», ha detto ancora Petrocchi, «è molto importante in quanto occorre attenzione affinché l’altro non sia considerato un marginale». A proposito della pandemia l’arcivescovo ha chiosato: «Per uscire da questa calamità sanitaria non bastano misure di tipo solo farmacologico, che sono importantissime, come i vaccini. L’evento pandemico ha dimensioni che non sono solo cliniche. Basti pensare ai risvolti di tipo relazionale, sociale, economico, culturale. L’esperienza pandemica ha caratteri che, in parte, posso essere considerati analoghi a un sisma. E un terremoto – lo si sa benissimo – non si manifesta solo nelle mura squarciate, nei danni che la furia della natura imprime sul volto delle architetture o nelle persone che perdono la vita. Un sisma attiva dei dinamismi di rottura interiore che vanno attentamente considerati. Così anche per la pandemia. La risposta a un evento così graffiante dev’essere certamente di tipo medico-farmacologico, ma anche culturale. Siamo tutti chiamati a fare un passo in avanti per guadagnare una sensibilità più attenta ai valori comuni e più capace di spendersi per gli interessi generali».
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