Petroni: aumentare l’assistenza a domicilio

5 Novembre 2020

Il dirigente dell’Ordine provinciale dei medici: Usca più efficaci per evitare inutili corse in ospedale

AVEZZANO. Carenza di posti letto sul territorio, poco personale negli ospedali e numero di contagi più alti rispetto alla media degli altri territori. Questi i fattori che stanno mettendo la Marsica in ginocchio negli ultimi giorni. Le soluzioni però potrebbero essere dietro l’angolo, almeno secondo il dottor Angelo Petroni, presidente della Commissione per gli iscritti all’Albo dei medici-chirurghi. In particolare, potrebbero essere due le azioni da compiere per allentare l’emergenza. «Prima di tutto bisogna ricostruire la rete di tracciamento dei casi sul territorio marsicano», spiega Petroni, «in modo da isolare le persone venute a contatto con i positivi e rallentare i contagi. Con una buona rete di tracciamento, il virus ha meno possibilità di diffondersi. Se ci fosse stata una buona diffusione, la app Immuni avrebbe potuto compensare alle carenze organizzative», chiarisce Petroni. Un altro punto chiave riguarda la grande affluenza di pazienti al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano. Ciò ha provocato la saturazione dei posti letto e il default del pronto soccorso, soprattutto la luce delle carenze strutturali che non permettono una buona diversificazione dei percorsi riservati ai pazienti comuni e ai pazienti Covid. «È necessario ridurre il numero di accessi», sottolinea Petroni, «significa incrementare l’impiego delle Usca in modo da rendere la loro funzione più efficace». Le Unità speciali di continuità assistenziale sono formate da medici e il loro scopo è quello di assistere a domicilio i pazienti contagiati che non hanno bisogno di un ricovero. In questo modo vengono alleggeriti gli ospedali, mentre i medici di famiglia possono continuare a seguire i pazienti ordinari. Senza questa figura, molte persone vengono prese dal panico, magari a causa di problemi respiratori, e si precipitano in ospedale. «Le Usca hanno anche la possibilità di sottoporre il paziente a eco polmonare e a visite e ad analisi», spiega Petroni, «in modo da scongiurare corse in ospedale e rassicurare il paziente che in questo modo viene seguito più accuratamente grazie a una diagnosi e con l’intervento del medico di famiglia che in base alla situazione prescrive una terapia».
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