Piano Case, altri tre balconi a terra

19 Marzo 2019

Nuovi cedimenti negli edifici antisismici già danneggiati. E a Sassa proteste per le palazzine devastate e nel degrado

L’AQUILA. Crollano altri tre balconi del Progetto Case di Cese di Preturo. Le strutture si trovano all’interno del complesso situato in via Gian Maria Volontè numero 6, piastra 20, già sgomberato in passato e, pertanto, non sono stati registrati danni a persone o cose. Sul posto si è recato personale del settore Opere pubbliche e Protezione civile del Comune e del Corpo di Polizia municipale che ha constatato l’accaduto. Nei prossimi giorni, fanno sapere dal Comune, verranno rimossi i materiali di risulta derivanti dalla caduta.
I PRECEDENTI. Dopo il primo crollo, avvenuto nel 2014, in quella piastra non abitata, hanno ceduto altri due balconi, uno nell’aprile 2016 e l’altro nel novembre 2018, senza danni alla persone perché, come detto, sgomberata, per cui complessivamente sono sei i manufatti in legno che hanno ceduto. Il primo crollo aveva portato allo sgombero dell’area, a estesi controlli in centinaia di altri balconi realizzati con lo stesso materiale, e all’apertura di un’inchiesta da parte dei pm aquilani che ha constatato la realizzazione con materiali scadenti e con modalità non corrette e alla richiesta di rinvio a giudizio. Coinvolte 29 persone, tra fornitori del legname, periti, ditta esecutrice dei lavori e sei tecnici comunali. Il procedimento, però, si avvia verso la prescrizione. Nel 2014 si sfiorò la tragedia: un balcone si staccò dal secondo piano schiantandosi su quello di sotto, dove solitamente stazionava un uomo di 88 anni il quale, in quel momento era altrove.
SASSA. In teoria dovrebbe essere deserto. Eppure i residenti segnalano presenze nel Progetto Case di Sassa Nsi, complesso costruito ai tempi del terremoto e abbandonato qualche anno fa dopo il crollo di balconi in alcune palazzine dello stesso tipo. L’intero complesso non è del tutto abbandonato. Alcune palazzine sono state evacuate, mentre altre sono ancora regolarmente abitate. Eppure, girando per la parte di quartiere deserta si notano alcune cose “fuori posto”, che non dovrebbero esserci. Finestre rotte e richiuse con pannelli di legno facilmente rimovibili, ad esempio. Ma anche suppellettili, sedie, televisori e anche tappeti, lasciati fuori degli appartamenti o buttati nei giardini. E ancora: lampade divelte, tubi rotti, cassette della posta staccate e buttate a terra, caldaie cannibalizzate e ascensori con le porte sventrate e nel più completo degrado. Piante che crescono lungo le scale e sedie, quelle di colore bianco, famose per essere la cosa più fragile di tutto il complesso, messe dentro l’ascensore.
Quello che preoccupa di più i residenti delle palazzine vicine, che comunque usano i giardini per portare a spasso i cani o per correre, oltre al buio in cui piombano i vialetti di notte, è vedere le finestre attrezzate per essere aperte e richiuse con facilità. Inoltre, nella zona è in corso lo smantellamento dei balconi pericolanti. (r.p.)
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