Piano case, Cialente assolto: nessun danno erariale

16 Luglio 2017

Mancate riscossioni, scagionati in appello dai giudici contabili anche gli ex assessori Moroni e Pelini

L’AQUILA. Si rivela una bolla di sapone e finisce in archivio l’ennesima inchiesta contabile sull’attività degli ex amministratori comunali, peraltro già sgonfiata in primo grado. La sezione centrale della Corte dei conti, infatti, ha accolto l'appello di 3 ex amministratori comunali e una dirigente, tutti condannati in primo grado dalla sezione regionale con l'accusa di mancate riscossioni all'interno degli alloggi antisismici aquilani del Progetto case. Si tratta dell'ex sindaco Massimo Cialente, degli ex assessori Fabio Pelini e Alfredo Moroni, e della dirigente Patrizia Del Principe. La Corte ha rigettato l'appello della Procura della magistratura contabile che si era comunque opposta al verdetto di primo grado in quanto la pena irrogata nella sentenza era stata fortemente ridimensionata rispetto alle richieste. L'accusa, infatti, contestava un danno erariale da 13 milioni di euro da restituire dividendo in quattro la somma in parti uguali, ma il verdetto del 2015 fu di un risarcimento di 30 mila euro circa per ciascuno. L’accusa poggiava le sue tesi ravvisando un danno erariale per non aver presentato istanza di sfratto nei confronti dei morosi affittuari degli alloggi del Progetto Case e dei Map (Moduli abitativi provvisori), soluzioni abitative post-sisma per quasi 17mila aquilani. Pelini e Moroni erano stati chiamati in causa in quanto detenevano la delega al Patrimonio e all'Assistenza alla popolazione. La contestazione del procuratore contabile riguardava il presunto danno erariale che avrebbero prodotto gli imputati, a causa dei «mancati risparmi» nella riscossione del canone di compartecipazione (una sorta di affitto) e dei canoni per le utenze nelle aree del Progetto case. La vicenda provocò polemiche e la forte reazione del sindaco Cialente.
Le difese hanno sostenuto che comunque la valutazione del danno era stata fatta in maniera generica e che la somma non era stata calcolata secondo parametri corretti. Inoltre era stato ribadito che la maggior parte di quella somma (o presunta tale) era stata recuperata, in un lasso di tempo tra il 2013 e novembre 2014.
Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Carlo Benedetti (Cialente e Moroni), Francesco Rosettini e Roberto Colagrande (Pelini) e Claudio Verini (Del Principe).
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