Piano Case, i progetti di Pelini «In gestione all’Ater 850 alloggi»

11 Aprile 2016

L’assessore: il 13 per cento delle abitazioni risulta inagibile e molte dovranno essere demolite Chiesto l’intervento del governo: deve darci indicazioni e assumersi responsabilità economiche

L’AQUILA. Da new-town a old-town. Potrebbe essere un passo breve, per i 19 agglomerati urbani sorti dopo il sisma, dove su 5.653 alloggi ne risultano inagibili 738, cioè il 13%.

Una percentuale che, alla luce di quanto accaduto con il secondo balcone venuto giù a Sassa, è destinata a crescere nel tempo.

Un patrimonio immobiliare, dunque, sempre più ingestibile, per il Comune dell’Aquila, che deve fare i conti, tra l’altro, con un ammanco di 24 milioni di euro, che lo Stato quest’anno non ha trasferito. L’assessore all’assistenza alla popolazione Fabio Pelini guarda i numeri del progetto Case, pensa ai fondi pubblici impiegati, «che sono dei cittadini italiani ed europei», e tira in ballo il governo, sollecitando i sottosegretari Paola De Micheli e Federica Chiavaroli e le parlamentari Stefania Pezzopane ed Enza Blundo. «A pochi giorni dal settimo anniversario del 6 aprile», afferma Pelini, «il governo dimostri una concreta vicinanza alla nostra comunità, dando segnali tangibili sulle questioni ancora irrisolte e che rischiano di diventare sempre più ingestibili».

Secondo Pelini, rispetto a un programma di dismissione degli alloggi provvisori, spetta al governo dare indicazioni e assumersi responsabilità economiche, che l’attuale amministrazione comunale, ma anche le successive, non saranno in grado di sostenere. Non è quindi più rinviabile un piano che guardi al futuro e a quanti e quali edifici dovranno essere abbattuti o riutilizzati, anche per evitare che questi quartieri si trasformino in terre di nessuno.

«Si sta lavorando a una convenzione, che dovrà essere ratificata dal consiglio comunale e dalla Regione», spiega l’assessore, «con cui circa 850 alloggi passeranno sotto la gestione dell’Ater: 608 sono quelli che ospitano famiglie che provengono dall’edilizia residenziale pubblica, dove la ricostruzione è in ritardo, e altri 240 sono per i nuclei che hanno risposto al bando sulle fragilità sociali. Un’altra parte di alloggi andrà necessariamente abbattuta, a mio parere, e si tratta di quelli più gravemente compromessi. Altri ancora potranno essere destinati, tramite l’adozione di canoni calmierati, a giovani coppie e studenti. Ma in tutto questo percorso, non potremo essere lasciati soli».

Intanto, nei prossimi mesi si lavorerà con un bilancio azzerato, con tagli pesantissimi sui servizi alla popolazione e inevitabile aumenti della tassazione: «Anche qui intervenga il governo».

«A meno che», conclude Pelini, «non ci sia un disegno, in vista delle elezioni del 2017, per dare il colpo di grazia all’amministrazione comunale in carica».

Romana Scopano

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