Pianola, un progetto sul ciclo del grano

Associazioni locali e cittadini in campo per riprodurre le fasi di lavorazione del prezioso cereale
L’AQUILA. Dalla semina alla trebbiatura per tramandare alle nuove generazioni l’antica tradizione del ciclo del grano.
L’iniziativa è della popolazione di Pianola che ha ideato un progetto che partirà tra qualche giorno per terminare la prossima estate. Un percorso che mostrerà ai più giovani tutte le fasi essenziali della coltivazione e della raccolta del grano, a partire dalla semina (che si farà in questo periodo, appunto) per passare alla mietitura e arrivare alla trebbiatura.
Il primo appuntamento è per domani nel piazzale antistante la chiesa della frazione dopo la celebrazione della messa.
«Abbiamo invitato molte associazioni, ma vorremmo che ci fosse soprattutto la partecipazione dei cittadini», spiega Orazio Totani, uno degli organizzatori. «Il nostro paese ha sempre avuto tanti mietitori che per necessità si trasferivano anche nelle zone limitrofe, come ad esempio Roio o l’Altipiano delle Rocche. Pianola è il paese dell’Aquilano che ha avuto il maggior numero di trebbiatrici. Da qui nasce l’iniziativa: solo con la partecipazione della popolazione intera e ancor più delle organizzazioni locali riusciremo a tramandare quest’arte ai più giovani che in molti casi non sono mai stati sui campi».
Alla prima riunione di domani ne seguiranno altre, ma presto comincerà anche il lavoro sul terreno, la vera anima del progetto. «Il frumento ha costituito il principale prodotto alimentare per l’uomo e ha favorito lo sviluppo delle civiltà», continua Totani. «In Abruzzo da sempre i contadini hanno coltivato questo alimento». Le fasi lavorative del ciclo del grano partivano a settembre dall’aratura per preparare la semina: con l’aratro si realizzavano sul terreno i solchi che a novembre venivano riempiti di semi dai contadini. Durante i mesi primaverili si operavano continui lavori di ripulitura dei campi. Tra giugno e luglio si preparava la mietitura: il taglio e la raccolta dei cereali maturi. Dopo la raccolta, le spighe venivano trasportate e sparse nell’aia, dove coppie di muli le battevano con gli zoccoli. Oggi le complesse mietitrebbiatrici mietono il grano, lo trebbiano, liberando il seme dagli involucri e imballano la paglia. «Sarebbe triste pensare che un patrimonio culturale del genere venisse perso», conclude Totani. «Siamo certi che anche i giovani saranno d’accordo con noi».
Michela Corridore
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