Piazza Chiarino, i commercianti: si riapra entro la metà di maggio

17 Marzo 2024

Il cantiere dove a ottobre sono stati rinvenuti alcuni reperti archeologici doveva chiudere il 3 marzo Daniele Stratta (Confcommercio): «Non ci lamentiamo, ma l’area va restituita a cittadini e giovani»

L’AQUILA. Disagi in piazza Chiarino per via dei lavori di pavimentazione. Ma i commercianti resistono senza lamentarsi, purché non si vada oltre la metà di maggio, passando attraverso una riapertura della piazza a scaglioni.
A riferirlo è Daniele Stratta, presidente della Fipe Confcommercio L’Aquila nonché titolare della storica “Garibaldi enoteca e cucina”, tra gli esercenti più longevi affacciati su quella piazza, con venticinque anni di attività alle spalle.
«C’è una grossa collaborazione con la ditta e sarà sicuramente la piazza del 2024», assicura Stratta, che ammette come in effetti ci sia stato «qualche piccolo ritardo per la scelta della pietra, visto che i lavori sarebbero dovuti finire lo scorso 3 marzo». Anche se poi precisa: «Non saremo noi quelli che si lamentano, come successo per altre piazze toccate dai cantieri. Al tempo stesso, però, chiediamo categoricamente che al massimo entro il 15 maggio piazza Chiarino torni a essere fruibile nella sua totalità e anche di riaprire parzialmente quei tratti via via completati». Un termine più che ragionevole secondo Stratta, il quale fa notare che «martedì hanno finito i massetti e adesso possono installare i corpi illuminanti. Dopodiché potranno cominciare a mettere le mattonelle». Perciò, «se ci si mettesse di punta, secondo me, si potrebbe concludere il tutto anche entro metà aprile. Anche perché i reperti archeologici rinvenuti lo scorso ottobre (una statua in pietra bianca di epoca medievale e alcune tracce di sepolture, ndc) non hanno minimamente intralciato le tempistiche, dato che la Soprintendenza ha risolto tutto in 48 ore». Quindi suggerisce: «Potrebbero cominciare a riaprire 50 metri quadri al giorno fino a completamento lavori. Chiaramente ci sentiamo penalizzati», aggiunge a proposito dei disagi percepiti. «Chiudere una piazza disincentiva le persone a rimanerci, quando non addirittura a evitarla del tutto. E senza dubbio c’è stato un calo di circolazione delle persone legato al cantiere. Nessuno intende fare polemica», ribadisce, «però è giusto esplicitare quello che è il nostro limite massimo», anche perché, aggiunge, «non si tratta di una questione che riguarda solo noi commercianti, ma anche e soprattutto i giovani di questa città. Sono loro i primi a volere indietro un pezzo del loro territorio», che, ricorda Stratta, «è stata la prima piazza a essere riaperta dopo il terremoto e anche la più sofferta».