Piazza d’Armi, nuovi dubbi sull’appalto

30 Luglio 2019

Il nodo dei lavori del parco urbano ancora fermi al palo: la società Rialto esclusa da una gara per le case dell’Ater

L’AQUILA. Mentre il Comune dell’Aquila va avanti nella procedura che dovrebbe portare (in tempi ancora non prevedibili) all’avvio del cantiere per la realizzazione del parco urbano di piazza d’Armi (l’ultima determinazione dirigenziale è del 12 giugno 2019) bisogna registrare il fatto che la ditta che dovrebbe fare le opere, la Rialto costruzioni spa, è stata esclusa appena un mese fa dal Provveditorato alle opere pubbliche dall’appalto relativo ai “lavori di sostituzione edilizia con abbattimento e ricostruzione dei fabbricati Ater 56-57-58 che si trovano in via Monte Calvo, via Pizzo Cefalone e piazza Campo Imperatore”. Le due cose in teoria non sono legate.
LA STORIA. L’appalto per il parco urbano di piazza d’Armi era stato affidato alla Rialto nel giugno del 2016 quando le problematiche che hanno portato alla recente decisione del Provveditorato alle opere pubbliche non erano ancora sorte. Però c’è un passaggio che qualche dubbio lo crea. L’aggiudicazione del 2016 era avvenuta con un ribasso stratosferico, il 60,53 per cento (la cifra netta dei lavori era di circa dieci milioni di euro). Nel fare il progetto esecutivo (fra mille passaggi, incontri e intese) ci si è accorti che 10 milioni non bastavano e a fine gennaio 2019 il Comune dell’Aquila ha detto sì a un aumento di 3 milioni di euro e si è giunti quindi a 13 (questa è chiaramente una sintesi estrema, i dettagli sono più complessi). A fine gennaio 2019 le “problematiche” della Rialto erano note? Non si sa. Quello che si sa è che già a marzo la Rialto è stata esclusa da una gara di appalto a Firenze nella quale era risultata vincitrice. All'Aquila, in aprile, la Rialto costruzioni spa con sede a San Tammaro (Caserta) si aggiudica, sbaragliando 270 imprese in gara e con un ribasso del 29,583 per cento, i lavori delle case Ater. Ma, come è noto, prima dell’aggiudicazione definitiva il Provveditorato fa ulteriori verifiche e in giugno viene fuori che “l’Agenzia delle Entrate di Caserta, a seguito di richiesta ha comunicato che a carico della Rialto risultano violazioni definitivamente accertate in relazione a imposte per l’anno 2014 con atto di contestazione notificato l'11 ottobre 2018 per l’importo 9.800 euro. Inoltre dalla visura storica richiesta in data 8 maggio e riverificata in data 12 giugno 2019 alla Camera di Commercio di Caserta risulta annotato, nella sezione relativa allo Scioglimento, procedure concorsuali, cancellazione che presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere sezione fallimentare in data 5/2/2019 è stato depositato dalla impresa Rialto Costruzioni Spa il ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo con riserva ex articolo 161, comma 6 della legge fallimentare pre concordato preventivo 2/2019, circostanza sopravvenuta della quale il concorrente non ha dato notizia a questa stazione appaltante, come non ha spontaneamente prodotto alcuna documentazione utile a consentire una definizione all’esito che potrà avere la procedura ovvero di ammissione o non ammissione al concordato ed eventualmente con o senza continuità aziendale”.
L’ESCLUSIONE. A questo punto il Provveditorato, in considerazione che “le stazioni appaltanti escludono dalla partecipazione alla procedura d’appalto un operatore economico che si trovi in stato di fallimento, di liquidazione coatta, di concordato preventivo, salvo il caso di concordato con continuità aziendale, o nei cui riguardi sia in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni, esclude la Rialto costruzioni spa con decadenza dalla posizione di primo classificato, ricorrendo a suo carico i presupposti previsti per tale fattispecie; ridetermina la proposta di aggiudicazione dell’appalto dei lavori in argomento all’impresa Romagnoli società cooperativa di Rimini che ha offerto il ribasso del 29,496%, quale seconda impresa in graduatoria”.
LE DATE. Le date sono importanti anche per l’appalto di piazza d’Armi. Infatti l’intesa sull’aumento accordato alla Rialto da 10 a 13 milioni di euro viene siglata in Comune il 31 gennaio 2019. La richiesta di ammissione al concordato preventivo depositata nel tribunale di Santa Maria Capua Vetere è del 5 febbraio 2019. Dunque il Comune in quel momento poteva non sapere. Tutto regolare quindi? Dalle carte pare di sì. Certo, però, che gli interrogativi non mancano. Forse il Comune un minimo di chiarezza dovrebbe farla. Si tratta pur sempre di soldi pubblici e di un’opera che cambierà il volto della parte di accesso a Ovest della città.
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