Picchetto degli alpini per l’addio a Scimia

26 Marzo 2022

L’omelia affidata a don Osman: «Pino non meritava un’uscita di scena così». Il ricordo della figlia e degli amici più cari

L’AQUILA. «Pino era un imprenditore sano, onesto, responsabile, impegnato nel sociale, una persona perbene che ha pagato un prezzo troppo alto».
Le parole di Claudio Antonelli, presidente di Cooperfidi, arrivano dal pulpito alle centinaia di persone che affollano la basilica di Collemaggio per dare l’addio a Pino Scimia, il 66enne trovato morto tre giorni fa in un capannone nelle vicinanze di Bagno Piccolo. «Si è parlato di difficoltà economiche», dice Antonelli, «ma io e lui eravamo insieme a Cooperfidi Abruzzo, pronti ad accogliere e sostenere imprese in difficoltà. Pino non ha mai fatto richiesta di supporto economico nonostante rivestisse la carica di consigliere». Anche Tonino De Paolis, già consigliere comunale, ha ricordato l’imprenditore. «Questa grande partecipazione popolare per salutare un amico che se ne va, un dolore immenso per tutta la famiglia e di tutti noi che in questi anni l’abbiamo conosciuto e apprezzato, testimonia le sue qualità umane, la sua disponibilità verso tutti». Davanti all’altare, intorno alla bara di legno chiaro, il picchetto degli alpini dell’Ana e una grande foto. «Pino non meritava un’uscita di scena così», dice don Osman Prada nell’omelia. Ci sono tante domande alle quali nessuno potrà dare risposta. Ci lascia un grande uomo, una grande persona». La chiesa è inondata dalla musica del “Panis Angelicus, con organo, voce e tromba. E nelle parole di chi, a fine cerimonia, si avvicina ai familiari emerge la figura di un uomo «onesto e rispettoso di chi lavorava per lui». Tante domande assillano quanti gli hanno voluto bene. La figlia Federica sale all’ambone e scandisce con voce sicura: «Anche se non riesco a capire perché hai voluto lasciare questo mondo in questa maniera», dice, «noi figli accettiamo questa tua scelta. Voglio però ringraziarti per i tuoi sì e soprattutto per i tuoi no».
Ogni intervento viene salutato da applausi scroscianti. «È grazie a te che io oggi sono quello che sono», conclude la figlia, «e forse neanche tu ti sei reso conto della persona straordinaria che eri». (r.p.)
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