Piccole imprese contro Comune: un cavillo ci fa perdere i lavori

24 Febbraio 2016

Ditta estromessa da un cantiere a Paganica fa ricorso al Tar dopo una nota dell’ingegnere Fabrizi Le aziende senza certificazione Soa non possono appoggiarsi ad altri soggetti per operare

L’AQUILA. Si chiama avvalimento, ma potrebbe leggersi anche avvilimento – almeno stando all’umore degli imprenditori direttamente interessati – l’ultima grana scoppiata tra piccole ditte edili e Comune nella multiforme galassia delle norme della ricostruzione post-terremoto. L’avvalimento è la possibilità, per un’impresa senza certificazione Soa (attestazione di qualificazione per la partecipazione a gare per appalti pubblici), di appoggiarsi a un’altra in possesso dei requisiti.

Il nodo del contendere è un pronunciamento del Comune (attraverso il dirigente Vittorio Fabrizi), secondo il quale «l’istituto dell’avvalimento non è possibile» alla luce della legge 125/2015 «giacché il legislatore si è premurato di prevedere l’espresso possesso di requisiti da parte delle imprese operanti nel campo della ricostruzione privata». Da qui il ricorso al Tar da parte della “Sara costruzioni”, che chiede l’annullamento della nota del Comune, che porta la data dal 26 novembre 2015.

In attesa del pronunciamento dei giudici amministrativi, la ditta ha perso il contratto stipulato con un condominio di Paganica. L’odissea dell’impresa è appena cominciata. «Dopo diversi anni passati a cercare lavori quasi inesistenti o malpagati, o addirittura non pagati per niente», spiegano gli imprenditori, «da qualche anno avevamo preso un buon ritmo con la ricostruzione privata. Fino a quando, il giorno 6 agosto 2015, viene approvata una legge che, tra l’altro, impone la Soa a tutte le imprese operanti nella ricostruzione. Quindi, praticamente, viene spostata e proiettata la normativa in direzione degli appalti pubblici dove la Soa è obbligatoria...garantendo quindi ai committenti una scelta più oculata per le imprese. E fin qui nulla da obiettare, fino a quando un dirigente del Comune prende carta e penna e su un foglio intestato mette per iscritto che, secondo il suo parere, non è prevista l’applicazione dell’avvalimento...ed è qui che è iniziato il nostro calvario con la conseguente perdita dell’appalto (in quanto il direttore dei lavori non ha certificato l’idoneità dell’impresa) e le conseguenti e necessarie azioni legali. Inoltre, il ricorso all’istituto dell’avvalimento è stato previsto negli altri terremoti, vedi Emilia Romagna, dove era sempre presente la ricostruzione con fondi pubblici».

Gli imprenditori rincarano la dose: «L’avvalimento è un supporto di beni o attrezzature o garanzie che passano da un’impresa all’altra, rispondendo tutte e due in solido, all’ atto pratico. Quest’interpretazione sta creando un disastro e, come al solito, a rimetterci sono sempre le piccole imprese locali, con ricadute negative sul nostro già martoriato territorio».

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