Piccole industrie contro il nuovo decreto

Mari Fiamma (Api): molti da noi sono alla canna del gas, ma il governo rispetta prima la Lombardia
L’AQUILA . «Un decreto che non aiuta le aziende, al contrario le affossa. Per la martoriata provincia aquilana, distrutta dal sisma e disabitata per le scellerate politiche di penalizzazione delle zone interne, la riapertura in anticipo delle attività produttive sarebbe stata una boccata d’ossigeno fondamentale».
A bocciare in toto il nuovo decreto del Governo, illustrato domenica sera dal premier Giuseppe Conte, è il segretario generale dell'Api della provincia dell'Aquila, Massimiliano Mari Fiamma. «In spregio al fatto che oggi si annoverano almeno cinque regioni e circa 15 provincie virtuose, tra cui la nostra, che registrano da giorni un contagio pari a zero, il Dpcm uscito in pompa magna ha, ancora una volta, stabilito che l’Italia tutta deve adeguarsi alla velocità della Lombardia», dichiara Mari Fiamma, «il fatto che L’Aquila città sia da oltre due settimane senza contagi, che l’intera provincia ne conti una percentuale decisamente inferiore allo 0,2%, indicato come soglia minima, non sarà sufficiente per consentirci né una riapertura di negozi e attività ormai alla canna del gas, né un minimo di libertà di movimento dei cittadini. La task force tanto decantata, e pagata con i nostri debiti non è stata nemmeno in grado di proporre una differenziazione tra territori e restrizioni nei soli confini regionali o provinciali, ma si è limitata a produrre dei copia-incolla delle proposte di riapertura, già proposte dalle nostre Confederazioni nazionali. Ha prorogato senza motivazione la reclusione di tutti, ha affossato le residue speranze di sopravvivenza di piccoli imprenditori e ha reintrodotto lo statalismo nello stabilire i prezzi delle mascherine, senza far capire a chi dovrebbe rivenderle come acquistarle a costi che consentano il rispetto di quelle cifre», incalza Maria Fiamma. «La sensazione è che, come è stato all’inizio della pandemia, quando non si è voluto chiudere il motore d’Italia per evitare la diffusione del contagio, oggi si stia ancora ragionando in modo lombardocentrico per evitare che altri territori, tra cui il nostro, possano avere dei seppur minimi vantaggi concorrenziali con riaperture differenziate». Per l'Api sarebbe stata opportuna «una riapertura differenziata, che avrebbe consentito alla provincia dell'Aquila di avere una boccata d’ossigeno».
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