Piccone e Santilli in Cassazione: il giorno della verità per Celano

2 Luglio 2021

Se i giudici accoglieranno la richiesta di revoca (divieto di dimora) la città tornerà ad avere un sindaco In caso negativo si aprirà la strada verso elezioni anticipate già in autunno, questi gli scenari possibili

CELANO. La città di Celano è con il fiato sospeso per la decisione che dovranno assumere questa mattina i giudici della VI sezione penale della Corte di Cassazione riguardo al ricorso presentato dal sindaco di Celano, Settimio Santilli, e dall’ex vicesindaco, Filippo Piccone. I due amministratori, coinvolti nell’inchiesta che ha portato all’arresto di 8 persone, sottoposti al divieto di dimora a Celano da circa tre mesi. Entrambi chiedono la revoca del provvedimento e si sono rivolti ai giudici della Suprema corte.
RIESAME. Secondo il Tribunale del riesame, che ha revocato gli arresti a cui entrambi erano stati sottoposti (Piccone in carcere e Santilli ai domiciliari), la misura del divieto di dimora del sindaco «è idonea a contenere il rischio di reiterazione di reati della stessa specie perché impone l’allontanamento dell’indagato dal contesto amministrativo e sociale in cui sono maturati tutti i reati contestati». Il Comune è così guidato dal commissario prefettizio Giuseppe Canale.
SANTILLI SPERA. Il sindaco Santilli spera di poter tornare alla guida della sua maggioranza, se pure in parte coinvolta dalla vicenda. È infatti un consiglio comunale stravolto quello di Celano in termini di componenti. Oltre al vicesindaco Piccone si è già dimessa Barbara Marianetti, ex assessore, e nonostante le surroghe la maggioranza si è ritrovata con un consigliere in meno a causa delle numerose rinunce a sedere nei banchi dell’aula consiliare. Riflessi anche nell’opposizione. Nell’ultima seduta comunale, martedì, c’è stata la surroga tra Gesualdo Ranalletta e il neo entrato Gaetano Ricci, il primo dei non eletti in opposizione, con 316 preferenze, alle ultime elezioni di settembre.
GLI SCENARI POSSIBILI. Da oggi potrebbero aprirsi diversi scenari. Secondo il prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco, il sindaco non può svolgere l’attività amministrativa almeno fino a quando non sarà revocato il divieto di dimora a Celano. Se ciò dovesse accadere, quindi la Cassazione si pronuncerà a favore di Santilli, il sindaco potrebbe tornare in carica e l’amministrazione resterebbe quella attuale, anche se con un consigliere in meno. Nel caso di dimissioni (se la pronuncia in Cassazione dovesse essere sfavorevole) si tornerebbe al voto, ma Settimio Santilli non potrebbe ricandidarsi come stabilito dall’articolo 51 del Testo unico degli enti locali, secondo cui «è consentito un terzo mandato se uno dei precedenti ha avuto durata inferiore a 2 anni e mezzo per cause diverse da dimissioni volontarie». Affinché possa ricandidarsi dovrebbe dimettersi la maggioranza dei consiglieri e non il sindaco. Inoltre, affinché si possa votare subito dopo l’estate, queste dimissioni dovrebbero avvenire entro il 27 luglio.
I TEMPI. In caso di caduta dell’amministrazione, la legge numero 182 del 1991 fissa il turno annuale ordinario per le comunali in una finestra tra il 15 aprile e il 15 giugno. In caso di consigli che devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza del mandato, le condizioni che rendono necessario il rinnovo (nel caso di Celano le dimissioni del sindaco) dovevano verificarsi entro il 24 febbraio. Però grazie al decreto per l’emergenza sanitaria, i termini da aprile-giugno sono stati sposati a settembre-ottobre e quello per lo scioglimento dal 24 febbraio è stato fissato al 27 luglio. Quindi se Santilli decidesse di dimettersi, o se il consiglio dovesse cadere prima del 27 luglio, le elezioni potrebbero tenersi a ottobre.