Piccone scarcerato dopo 19 giorni I giudici: resti lontano da Celano

Divieto di dimora imposto dal Tribunale del riesame. La stessa misura riguarda il sindaco Santilli Interdizioni dal lavoro per tre dirigenti e due imprenditori. Ordinanza revocata a Marianetti e Ciciotti
CELANO. Divieto di dimora a Celano per il sindaco Settimio Santilli e per l’ex senatore Filippo Piccone. Lo ha stabilito il Tribunale del riesame dell’Aquila. Santilli e Piccone sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri del nucleo investigativo dell’Aquila sugli appalti al Comune di Celano.
Piccone ha lasciato il carcere di Vasto ieri intorno alle 20, dopo 19 giorni passati in una cella (gli arresti risalgono a lunedì 22 febbraio). È andato nella sua abitazione di Roma.
Revocate le misure cautelari anche per altre sei persone finite ai domiciliari: il Riesame le ha sottoposte a provvedimenti di sospensione dall’esercizio della professione da 6 a 12 mesi.
Per quanto riguarda Piccone, ex vicesindaco (le dimissioni ufficiali sono arrivate mercoledì), il Tribunale del riesame dell’Aquila presieduto da Alessandra Ilari (giudice Giovanni Spagnoli, giudice relatore Niccolò Guasconi) ha annullato l’ordinanza relativamente a 8 capi d’accusa. Ha riformato l’ordinanza riguardo alle restanti imputazioni con la misura del divieto di dimora nel comune di Celano. In sostanza, Piccone non potrà quindi soggiornare nella sua città e non potrà accedervi senza un’autorizzazione del giudice. Nel dispositivo del Tribunale del riesame, non si fa cenno alle condizioni di salute di Piccone. L’ex senatore e deputato, ma anche ex coordinatore di Forza Italia, tramite i suoi legali aveva presentato richiesta di scarcerazione anche e soprattutto per problemi di salute.
Per quanto riguarda il primo cittadino Settimio Santilli, che si trovava ai domiciliari nella sua casa di Celano (è stato sospeso dalla carica dal prefetto Cinzia Torraco), dovrà allontanarsi dal territorio comunale. L’ordinanza di arresto è stata annullata per quattro capi d’accusa.
Le difese avevano sostenuto che le esigenze cautelari non erano più attuali alla luce del tempo trascorso dalla richiesta delle misure dei pubblici ministeri Andrea Padalino e Lara Seccacini (febbraio 2020) all’emissione delle ordinanze da parte del gip del tribunale di Avezzano, Maria Proia (febbraio 2021).
Il divieto di dimora riporta all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico la questione del proseguimento dell’attività amministrativa. Il sindaco, infatti, se pur sospeso dalla prefettura, è ancora in carica. A differenza del vicesindaco Piccone, che ha consegnato tre giorni fa le dimissioni nelle mani del commissario prefettizio Giuseppe Canale, e dell’assessore Barbara Marianetti, che ha fatto la stessa cosa, il primo cittadino Santilli non si è mai dimesso. Lontano da Celano potrà comunque avere contatti con gli altri amministratori.
Per gli altri sei indagati sottoposti ai domiciliari, ci sono stati diversi annullamenti per alcuni i reati, mentre per le restati imputazioni è scattata per tutti l’interdizione. Si tratta dei dirigenti comunali Luigi Aratari (un anno di interdizione dai pubblici uffici), Daniela Di Censo (un anno), l’ex segretario comunale Giampiero Attili passato al Comune di Avezzano (6 mesi), gli imprenditori Livio Paris (un anno di divieto dell’esercizio della professione) e Goffredo Mascitti (sei mesi). Per quanto riguarda l’ex assessore Barbara Marianetti e l’ex vicesindaco Ezio Ciciotti (all’epoca dei fatti contestati), entrambi sottoposti all’obbligo di firma, c’è stata la revoca dell’ordinanza.
Nei prossimi giorni il gip del tribunale, Proia, dovrà pronunciarsi sulle richieste del pm Seccacini in merito a nuove misure cautelari nei confronti di cinque dipendenti del Comune di Celano.
Secondo l’ordinanza del gip del tribunale, con il sistema Celano «il totale dei fondi pubblici destinato alle procedure turbate ammonta a circa 13 milioni di euro, suddivisi in 11 milioni di euro per l’esecuzione di lavori, un milione e mezzo di euro per le progettazioni e 500.000 euro per gli affidamenti dei servizi». Le procedure turbate sono state circa trenta. Le indagini, iniziate nel 2018, sono state portate avanti dai carabinieri del Nucleo investigativo dell’Aquila agli ordini del maggiore Edoardo Commandè. L’inchiesta è sfociata in 25 misure cautelari – 8 gli arresti – mentre sono 33 gli indagati. Altre 23 persone sono state denunciate dai carabinieri.
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