Picenze di Barisciano Il paese fantasma in cerca di un futuro

8 Settembre 2015

BARISCIANO. Picenze appare come un paese fantasma. Le abitazioni crollate la notte del 6 aprile 2009 sono ancora lì: ruderi cadenti sui quali continua a crescere l'edera. Nulla è stato fatto finora...

BARISCIANO. Picenze appare come un paese fantasma. Le abitazioni crollate la notte del 6 aprile 2009 sono ancora lì: ruderi cadenti sui quali continua a crescere l'edera. Nulla è stato fatto finora per restituire vita a quel piccolo borgo storico del comune di Barisciano, che sorge su un dedalo di cuniculi sotterranei. Proprio da questo nasce il problema segnalato, in più occasioni, da Clara Camardese, proprietaria di una delle abitazioni E situate nella frazione di San Martino (nella foto): la necessità di mettere in sicurezza le grotte con un intervento che consenta agli abitanti della zona di rientrare nelle proprie abitazioni in tutta tranquillità. Sulle modalità di adeguamento e sistemazione delle cavità naturali, molte delle quali sono vere e proprie pertinenze delle case, regna ancora molta confusione. «La ricostruzione è al palo», sottolinea Camardese, «il terremoto ha provocato smottamenti e crolli all'interno delle cavità sotterranee, che richiedono uno studio approfondito per la sistemazione e l'adeguamento antisismico degli aggregati che sorgono sopra le grotte. A Picenze i lavori di ristrutturazione ancora non partono proprio per la mancanza di un'analisi geologica propedeutica all'apertura dei cantieri». Camardese è una dei residenti della zona che ha chiesto di poter usufruire della possibilità sostituzione edilizia. Ma non è un caso isolato. «Abbiamo investito del problema delle grotte sotterranee, che sta rallentando in modo inaccettabile il processo di ricostruzione di tutta la frazione di Picenze, il sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo, e a seguire la senatrice, Stefania Pezzopane, il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, il vice presidente, Giovanni Lolli, il consigliere regionale, Pierpaolo Pietrucci, il Prefetto e il difensore civico. Appelli rimasti lettera morta». (m.p.)

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