Pietrucci al gruppo misto, bufera nel Pd

Il consigliere regionale annuncia (e poi congela) il passaggio, ma fonda un’associazione. «Superare il concetto di partito»
L’AQUILA. Nel giorno del messaggio del presidente Mattarella sull’unità nazionale, nel Pd aquilano (e abruzzese) rischia di consumarsi l’ennesima scissione al vetriolo. Un altro possibile passo sulla strada della divisione. L’annuncio dell’unico consigliere regionale aquilano del Pd («Vado al gruppo misto») ha guastato la festa della Repubblica allo stato maggiore del partito. Dopo Americo Di Benedetto, candidato sindaco sconfitto e fondatore del Passo Possibile, un altro pezzo di Pd si prepara a fare le valigie. Per ora si parla di una nuova associazione, ma i piani saranno svelati a breve. Tra retroscena, sussurri e grida, diplomazie al lavoro per ricomporre la frattura.
CORE ’NGRATO. Gli scandalizzati fanno trapelare che lasciare il Pd proprio ora che lo stesso partito – dai massimi livelli a quelli periferici – ha lavorato affinché Pietrucci potesse tornare all’Emiciclo, dopo le dimissioni di Legnini nominato commissario per la ricostruzione, non è una cosa «buona e giusta».
GRUPPO MISTO. La conferma del transito arriva dal diretto interessato. «La realtà», sostiene, «è che da tempo avevo pensato di creare, e lo avevo annunciato insieme a Patrizia Masciovecchio, un’associazione, un soggetto politico che andasse oltre il Pd. Per fare questo ho pensato che mi sarei dovuto dimettere (dal partito, ndr) per avere campo libero e provare ad aggregare l’associazionismo, la rete cattolica, i sindacati, i professionisti. Ci sono realtà, figure, persone che nel Pd non ci entrano e non vi si riconoscono, pur appartenendo all’area politica».
L’ADUNATA. E così Pietrucci, radunati i fedelissimi, è partito per un’avventura che è soltanto all’inizio. «Insieme ad altre persone mie sostenitrici, e che hanno vissuto male la composizione delle liste e gli errori delle primarie», prosegue Pietrucci, «ho deciso di fare un soggetto nuovo».
DUE ANNI AL VOTO. «Sono minoranza, ma voglio tornare maggioranza», incalza Pietrucci. «Voglio riprendere il Comune. È arrivato il momento: un anno e 11 mesi al voto in città. Il primo passo? Un’associazione regionale per lavorare e costruire una cosa che vada oltre il Pd, ma che tenga dentro anche il Pd e riesca a riunificare la sinistra. Dopo l’annuncio di dimissioni dal gruppo Pd per il misto ho ricevuto una marea di telefonate che mi hanno indotto a riflettere. Voglio capire qual è la strada migliore. Le certezze? Le mie dimissioni dal gruppo e l’adesione al misto, ma ho deciso di congelarle. Voglio fare un passaggio coi capogruppo e i segretari, e con Giovanni Lolli. La mia associazione avrà anche un progetto editoriale. Una cosa di ampio respiro in cui possano trovare casa iniziative culturali, dibattiti, convegni. Un laboratorio politico abruzzese per formare la classe dirigente, con sedi all’Aquila e sulla costa. Non voglio rompere, ma andare oltre il partito tradizionale».
MILLE E NON PIÙ MILLE. Le malelingue – nella città che eleva a paradigma culturale la Sant’Agnese (ignara) protettrice dei linguacciuti – narrano di un sereno confronto tra Pietrucci e il segretario regionale Michele Fina sul contributo di mille euro al mese che il partito di Zingaretti chiede ai suoi parlamentari e consiglieri regionali. Il diretto interessato smentisce. «Ho in mano le dimissioni e ho fatto il rid (l’autorizzazione al prelievo dei soldi, ndr) alla federazione dell’Aquila. E smentisco anche una mia vendetta postuma dopo Comunali e Regionali. Che primarie e composizione delle liste abbiano generato lacerazioni è oggettivo, così come i contraccolpi ed errori non sanati fino in fondo. Anche per questo bisogna superare le cose passate e fare un soggetto diverso». Dalla segreteria regionale nessun commento.
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