Pignoramenti in arrivo per 30 aziende

Chiamate in causa dei creditori dell’Agenzia regionale per le attività produttive. Presentate opposizioni alle ingiunzioni
L’AQUILA. Trenta richieste di pagamento con scadenza 10 marzo. Dopo di che scatteranno i pignoramenti. Una doccia fredda per altrettante aziende della provincia dell'Aquila, operative all'interno dei nuclei industriali, che si sono viste recapitare fatturazioni da parte di creditori che rivendicano somme dall'Arap. E che hanno scelto di bussare direttamente alla porta delle imprese aquilane per riscuotere gli importi in sospeso con l'Agenzia regionale per le attività produttive. Se i pagamenti non verranno effettuati nei tempi previsti – peraltro strettissimi – partiranno i pignoramenti. L'elenco è variegato, con piccole e medie aziende e realtà numericamente più importanti, per un totale di circa 400 dipendenti. Le associazioni di categoria si sono mosse immediatamente per arginare la situazione, in un contesto peraltro difficilissimo per il tessuto economico locale: lunedì scorso si è tenuta una riunione congiunta tra Confindustria, Confcommercio, Cna, Api e le altre associazioni datoriali, da cui è emersa la volontà di chiedere un incontro immediato alla Regione. Intanto, le ingiunzioni di pagamento verranno impugnate.
NON PAGHEREMO. «Subito una soluzione per evitare che le aziende debbano mettere mano al portafoglio». A chiederlo sono le associazioni di categoria. «Sono arrivate una trentina di richieste di sollecito, con scadenza 10 marzo», spiega Massimiliano Mari Fiamma, direttore dell'Associazione piccole industrie, «da parte di creditori che rivendicano somme non corrisposte da parte dell'Arap. Non avendo ottenuto finora gli importi richiesti, i creditori si sono rivolti direttamente alle aziende, chiedendo l'esborso del dovuto». La stessa Arap ha emesso delle fatture a carico delle aziende, relative ai servizi erogati all'interno dei nuclei industriali, «che voci di riferimento generiche e non meglio specificate. Bollettini, anche questi, contestati», afferma Mari Fiamma.
SOSPENDERE TUTTO. «Abbiamo sollevato due obiezioni, «da una parte abbiamo chiesto e ottenuto dall'Arap, in attesa di una decisione definitiva, di sospendere l'emissione delle fatture arretrate a carico delle aziende, essendo le stesse generiche e non riscontrabili. Dall'altra, vista la gravità della situazione, le singole aziende si muoveranno legalmente impugnando le ingiunzioni di pagamento inoltrate dai creditori dell'Arap».
SERVIZI SCARSI. La questione ruota tutta intorno ai servizi erogati nei nuclei industriali della provincia dell'Aquila. «Alla nuova “governance” regionale chiederemo di effettuare delle modifiche statutarie, che siano più rispondenti alle esigenze delle imprese. Non è possibile», fa sapere Mari Fiamma, «che siano le aziende a dover pagare per la gestione di nuclei diventati più commerciali che industriali dove dopo il terremoto sono stati localizzati uffici, studi privati e sedi di enti. Va chiarito anche il ruolo futuro dell'Arap nella gestione dei servizi alle imprese, che non risultano adeguati: pensiamo alla viabilità, alla sicurezza, all'illuminazione. In caso di vendita di un capannone, addirittura, è prevista una percentuale che le aziende devono versare all'Agenzia regionale: decisione univoca, mai concordata in sede di contrattazione sindacale. Tutto questo non è più accettabile». L'ultima tegola, il rischio pignoramenti, che potrebbe avere ripercussioni gravi sulle realtà più piccole, con minore solidità economica. «Se è vero che le imprese devono dei soldi all'Arap per i servizi nei nuclei industriali, è pur vero», conclude Mari Fiamma, «che non possono essere chiamate a coprire le somme rivendicate dai creditori nei confronti dell'Agenzia regionale per le attività produttive».
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