Piste e seggiovie, cantiere al via: entro l’estate scattano i lavori

8 Marzo 2023

Il Comune si prepara dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha sbloccato l’iter per il progetto L’ingegnere Berardicurti svela: «Il secondo lotto potrà partire entro il 2024 e il terzo per il 2025» 

OVINDOLI. Entro l'estate potranno partire i lavori per la realizzazione di un impianto e tre piste da sci a Ovindoli. La sentenza del Consiglio di Stato ha sbloccato l'iter per il progetto lanciato nel 2016 e ora il Comune, guidato dal sindaco Angelo Ciminelli, e la Regione sono pronti a ripartire. L'obiettivo è quello di consegnare quanto prima nuove piste agli amanti degli sport invernali.
IL PROGETTO
Gli impianti da sci di Monte Magnola cresceranno in numero e in chilometri. Il progetto, bloccato dal Tar al quale si erano rivolte le associazioni ambientaliste e poi di fatto ripartito grazie alla sentenza del Consiglio di Stato, prevede la realizzazione di tre nuovi impianti di risalita (seggiovie quadriposto) di lunghezza inclinata variabile tra i 430 e i 560 metri e sette nuove piste da sci di lunghezza variabile tra i 400 e i 770 metri classificate con livello di difficoltà rossa e azzurra in località Valle delle Lenzuola e campi della Magnola. Tutto il piano di ampliamento degli impianti esistenti è stato bloccato per anni perché, secondo Stazione ornitologica abruzzese, Lipu, Mountain Wilderness, Wwf, Cai e Salviamo l'Orso, la zona dove devono essere realizzate le infrastrutture doveva essere tutelata in quanto dimora di alcune specie protette come la Vipera Ursini. Ma per il Consiglio di Stato «laddove si parta dal presupposto che qualsiasi attività che presenti controindicazioni rispetto alla significativa permanenza della vipera oggetto di tutela debba essere vietata, sarebbe necessario vietare anche il pascolo di animali indicato nello studio come fonte di pericolo, e la presenza di escursionisti». Il progetto quindi può ripartire.
I TEMPI
Entro l'estate il primo lotto potrà partire. A rivelarlo è l'ingegnere del Comune di Ovindoli, Vittoriano Berardicurti, che da anni segue l'iter. «Il progetto che è stato oggetto del giudizio prima al Tar e poi del Consiglio di Stato consiste nella realizzazione di tre impianti di risalita e sei piste», ha precisato Berardicurti, «il progetto è diviso in tre lotti di cui il primo, che consiste nella realizzazione di un impianto e tre piste, è già cantierabile».
I tempi di realizzazione di uno dei tre lotti del progetto è ora vincolato ai costi. «Dal momento che sono passati diversi anni», ha continuato l'ingegnere, «dobbiamo verificare se dal punto di vista economico ci sono state modifiche. Mi riferisco in particolare a possibili aumenti legati soprattutto all'andamento dei prezzi degli ultimi mesi. Bisognerà fare una revisione economica, andare ad attingere ai fondi ministeriali a disposizione e poi procedere. Noi tireremo la somma del possibile aumento, se Regione e Comune vorranno andare avanti si potrà partire».
Il progetto complessivo è di 12 milioni e 800 mila euro, di cui 5 milioni sono stati finanziati già dal Masterplan Abruzzo.
Ora il tecnico comunale è pronto a mettersi al lavoro perché «il primo lotto potrà iniziare quest'estate, mentre per gli altri due lotti, invece ci dovrà essere la copertura finanziaria. Si potrà procedere per step: il secondo lotto entro il 2024 e il terzo per il 2025».
LE REAZIONI
Appennino Ecosistema ha annunciato la presentazione di un ricorso alla Commissione Europea contro la sentenza del Consiglio di Stato. «L’associazione», ha dichiarato il presidente Bruno Petriccione, «chiederà alla direzione generale ambiente della Commissione Europea di aprire un caso che porti a una procedura di infrazione contro l’Italia per palese violazione della direttiva habitat, cui si potrebbe giungere, esauriti i gradi di giudizio previsti dalla giurisdizione nazionale. Se il ricorso sarà accolto, la Commissione inviterà l’Italia a sospendere le autorizzazioni e a bloccare i lavori. In caso di mancata ottemperanza, la Corte di giustizia dell’Unione Europea potrebbe condannare l’Italia alla decurtazione di ingenti contributi UE, che sarebbero sottratti a quelli destinati alla Regione Abruzzo».
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