Pistola contro il bimbo, dure condanne

14 Giugno 2019

Inflitti 18 anni complessivi ai fratelli Pasquale e Nazzareno Di Silvio accusati della rapina alla tabaccheria in via America

AVEZZANO. Una pesante condanna ai due responsabili della rapina alla tabaccheria di via America, durante la quale fu puntata la pistola alla testa di un bambino. Sono stati condannati a nove anni e sei mesi uno e a otto anni e sei mesi di carcere l'altro. Si tratta rispettivamente dei fratelli Pasquale e Nazzareno Di Silvio, di Avezzano, arrestati dalla polizia dopo le indagini sul colpo avvenuto a dicembre 2016 quando quattro uomini armati fecero irruzione nella tabaccheria della famiglia Fasciani. In quel periodo si verificarono numerose rapine ai danni di attività commerciali e la città era terrorizzata a causa dell'escalation di criminalità. Dopo le indagini, finirono sotto accusa tre avezzanesi e un siciliano.
Ieri pomeriggio, dopo una lunga camera di consiglio, il collegio presieduto dal giudice Zaira Secchi ha emesso la sentenza. Il pubblico ministero, Andrea Padalino, aveva chiesto condanne di otto e sei anni. Nel corso del processo, un perito aveva anche analizzato le intercettazioni ambientali in carcere tra Mario Morelli e Santo Felughi, soprannominato il siciliano, entrambi condannati con un rito diverso per lo stesso episodio. La dinamica sulle rapine di quel periodo è stata ricostruita nella prima udienza dibattimentale alla presenza dei fratelli rom. Durante il processo sono stati sentiti numerosi testimoni ma molti, nel corso delle prime udienze, non si sono presentati. Per un teste della difesa è stato disposto addirittura l'accompagnamento coattivo, ed è stato portato quindi in aula dai carabinieri. Il giudice aveva sanzionato uno dei testimoni.
Anche il procuratore della Repubblica di Avezzano, pm Padalino, ne aveva sanzionati alcuni assenti in precedenza. Altri testimoni, invece, hanno raccontato di quegli istanti drammatici parlando di rapinatori armati di pistole e di uno di loro che puntava la pistola alla tempia di un bambino.
La titolare dell'attività commerciale era la mamma del minorenne che si trovava all'interno del locale quel pomeriggio e che si è visto minacciare con l'arma da fuoco.
Sono stati sentiti, nel corso del processo, anche dei clienti del “Flat rider”, un altro locale preso di mira qualche mese prima dell'altra rapina, e cioè a ottobre del 2016. Si tratta di persone che erano nella sala giochi del bar nel momento in cui si è verificata l'irruzione da parte della banda di rapinatori con il volto travisato.
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