Pittori in faggeta, quando la natura si fa arte

Festival a Villavallelonga con tre mostre nella sala polivalente del Comune: domani la chiusura
VILLAVALLELONGA. Cinque grandi tele di forte impatto cromatico aprono l’allestimento delle tre mostre inaugurate martedì scorso nell’ambito del primo festival di pittura naturalistica di Villavallelonga “Pittori in faggeta”. Si tratta della personale del maestro Ugo Ferrero dal titolo “Quinto elemento: il Vento. Ovvero, il grande respiro che dà vita alla vita”. Una esposizione solo apparentemente eccentrica rispetto al filone guida dell’evento, centrato sulla natura selvaggia. Le grandi macchie di colore denso, materico, con onde impastate che quasi trasbordano dalla tela, trasferiscono immediatamente l’idea degli elementi essenziali del creato, distinguibili dal colore acceso del rosso (il fuoco) o la profondità degli azzurri (l’acqua) e la lucentezza dorata della terra, le onde dei bianchi che spazzano l’aria. Così in pochi tratti astratti il maestro Ferrero riesce a sprigionare la potenza della natura. Quella natura che nelle altre sezioni della sala polivalente del Comune di Villavallelonga viene rappresentata in modi più formali ma tutt’altro che realistici. La pittura naturalista, infatti, aspira a rappresentare l’emozione dell’artista assieme all’oggetto. Lo si percepisce con evidenza nella seconda sala, quella dedicata ai sei pittori che per sei giorni sono andati in perlustrazione nella faggeta della Val Cervara e dell’Aceretta per osservare animali e piante. Josè Arcas, Nick Derry, Elisabetta Mitrovic, Valeria Cademartori, Federico Gemma e Marco Preziosi si sono imbattuti in cervi, barbagianni, cinciallegre, picchi dorsobianco, volpi, insetti rarissimi come la rosalia alpina, e ciuffi violacei di cardi. Naturalmente hanno anche inseguito, con il cannocchiale, l’orso marsicano. Ma il “principe” degli acquerelli è sicuramente il faggio, un albero che da solo è un microcosmo ricco di vita, con muschi, insetti, nidi, piccole tane. Nella terza sala in mostra i pittori originari del Comune montano, diversi artisti emigrati, soggetti più vari, ma anche (importantissimo), l’omaggio al pittore abruzzese ottocentesco Filippo Palizzi di Pietro Lippa (organizzatore del festival assieme a Nicoletta Rocchi). Evocare la tradizione, come nel caso di Palizzi appunto, è un altro segno distintivo di questo festival, nato dal basso e patrocinato dal Comune e dal Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’arte naturalista rievoca molti tratti dell’Abruzzo interno. Non solo la natura selvaggia, anche il modo di dipingere riecheggia usi radicati della montagna. Dipingere insieme ad altri artisti, coinvolgendo la popolazione locale (i pittori del festival hanno realizzato una tela collettiva in piazza dialogando con i cittadini), ha il sapore della condivisione, il senso della comunità, molto radicato in un paesino come Villavallelonga. “Pittori in faggeta” chiude i battenti domani, con la promessa di tornare anche nelle stagioni invernali e naturalmente le prossime estati. Il sogno è di fondare una scuola artistica di wildlife, con un’offerta formativa.
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