Pizzoli, scoperta una sepoltura di tremila anni fa
Sono venute alla luce le spoglie di una ragazzina Aveva una collana di perline, vesti di lana e anellini
L’AQUILA. Indossava una collana di perline di ambra e fibule di bronzo sulle vesti di lana, arricchite da decorazioni in lamina di cuoio e lacci, che stringevano e fermavano l'abito attraverso numerosi anellini. Era stata deposta così, forse con il più bello tra i suoi indumenti, quasi tremila anni fa, la ragazza, tra i 12 e i 16 anni, rinvenuta nei giorni scorsi all'interno di un tumulo, a Pizzoli, in località Scentelle.
La scoperta è avvenuta durante i lavori d’installazione di un nuovo tratto di condotta idrica della Gran Sasso Acqua. «La sepoltura», secondo gli esperti della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per L’Aquila e i comuni del cratere,«è inquadrabile cronologicamente tra la fase recente della prima età del ferro e l’età orientalizzante (prima metà dell’VIII secolo avanti Cristo)». Lo scavo archeologico è stato condotto dal funzionario archeologo responsabile Vincenzo Torrieri con gli archeologi esterni Daniela Moscianese e Maria Gaudieri. Il restauro del corredo funerario è stato affidato al laboratorio aquilano MiMarc, con oneri sostenuti dalla società Gran Sasso Acqua.
IL TUMULO. Il monumento sepolcrale a pianta circolare è del tipo “a tumulo”, di pietre a secco, con un diametro di circa sei metri. L’anello esterno, con accezione fortemente simbolica, è costituito da un margine (crepidine) realizzato con porzioni rocciose disposte di taglio, a contenere la collinetta artificiale che custodiva la sepoltura.
LA RAGAZZA. La giovane defunta era distesa, con le braccia distese lungo i fianchi, appena rilassate sul ventre. Il corpo della ragazza era protetto da un tavolato ligneo, andato perduto, che lo proteggeva, mentre il tumulo di pietre costituiva la struttura interna del monumento.
FAMIGLIA NOBILE. L’appartenenza della ragazza ad una famiglia di rango è comprovata dalla parure con ornamenti e fibule di bronzo, pendagli spiraliformi e giri di collana con perline di ambra. Sul fianco sinistro era deposta una fusaiola esagonale di terracotta, tipico attributo di femminilità legato alle attività e al culto domestico. Ai piedi il corredo ceramico, composto di un’unica scodella d’impasto, recuperata in frammenti.
FIBULE. La parure comprendeva due grandi fibule di bronzo con staffa a disco: una a motivo spiraliforme, fermava il drappeggio delle vesti sulla spalla sinistra; l’altra, posizionata sul petto, con il doppio motivo del triplice cerchio concentrico inciso, qualificava il corredo personale con un grande anello di sospensione e pendagli sempre di bronzo. Sul ventre, a concludere la parure sul pettorale, due probabili pendagli di bronzo, del tipo spiraliforme a fascetta. VESTIZIONE DA PARATA. Anellini di bronzo disposti in maniera ordinata e simmetrica sul petto, fermati sul vestito a partire dalla testa verso il bacino, descrivono una vestizione da parata con velo copricapo.
TRACCE DEL PASSATO. «Questi luoghi continuano a riservare inattese sorprese» ha commentato la soprintendente Alessandra Vittorini. «E’ la conferma della necessità», ha concluso, «di mantenere sempre e dovunque la massima attenzione, rispettando tutti gli obblighi di archeologia preventiva e, soprattutto, affiancando sempre ai lavori le doverose attività di indagine, ricerca e studio attento».
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