Più differenziata, scatta il piano «Serve l’impegno degli aquilani»

Entro marzo cinque nuove ecoisole in centro, prima dell’estate spariranno tutti i bidoni stradali Appello di Massimi della municipalizzata Asm: «In città manca attenzione, è il problema principale»
L’AQUILA. «È giunto il momento che gli aquilani si impegnino nella raccolta differenziata». Parola di Lanfranco Massimi, amministratore unico della municipalizzata Asm che gestisce i rifiuti del capoluogo. Nel 2022 la differenziata all’Aquila è stata infatti solo del 42%: dato lontanissimo dal 65% imposto dalle norme e ancor di più dagli altri grandi centri e capoluoghi abruzzesi. «C’è un problema culturale e questo è l’ostacolo principale che incontra la città», aggiunge il vertice dell’Asm, la quale farà però la sua parte: entro l’estate spariranno tutti i bidoni stradali per lasciare spazio al porta a porta dove possibile e alle ecoisole intelligenti.
«L’obiettivo è far crescere il più possibile la differenziata. È un obiettivo di legge, di azienda e di città. Che influisce anche in quanto pagano i cittadini». Meno indifferenziata da smaltire, infatti, minori sono i costi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti che poi finiscono nella Tari. Ma per L’Aquila la questione della raccolta differenziata incide direttamente anche nella ricerca della discarica in cui conferire i rifiuti non riciclabili.
UNA CRESCITA TROPPO LENTA
«La raccolta differenziata in realtà sta crescendo, ma troppo lentamente», spiega ancora Massimi, continuando: «In parte L’Aquila paga ancora il terremoto. Se non altro perché ci sono un migliaio di cantieri in corso e questo incide nei rifiuti. Come incidono l’estrema estensione del territorio comunale e l’infinità delle frazioni, ma anche la crescita esponenziale delle utenze in centro, il tutto unito al fatto che l’Asm ha un budget limitato per gli investimenti. Ma, ripeto, il problema principale è la mancanza di attenzione da parte degli aquilani. Non solo di chi non differenzia correttamente i propri rifiuti, ma anche, per esempio, degli incivili che gettano materassi in strada anziché conferirli nel centro di raccolta. E poi c’è la movida, che provoca costi massacranti per l’Asm per rimuovere bottiglie e bicchieri che invadono il centro storico».
Quindi il piano di Massimi per invertire la rotta: «Entro un mese arriveranno altre cinque ecoisole intelligenti in centro. Mentre entro giugno intendiamo eliminare del tutto i bidoni stradali. Dove possibile ci sarà il porta a porta, in alternativa punti di raccolta riservati a un numero limitato di abitazioni. E continueremo la nostra azione di sensibilizzazione, soprattutto con i giovanissimi, riprendendo con loro il dialogo interrotto durante la pandemia».
LA RICERCA DI UNA DISCARICA
La raccolta differenziata aquilana è questione cruciale anche nella trattativa in corso per il conferimento nella discarica di Sulmona di proprietà del consorzio peligno Cogesa. Dopo la scadenza del vecchio contratto a fine anno scorso e dopo feroci polemiche – anche politiche – Massimi e il collega del Cogesa Franco Gerardini hanno trovato una prima intesa di massima sul contratto futuro. Due sono in particolare gli impegni presi dalle due parti per venirsi incontro. Il primo impegno è dell’Asm: L’Aquila ridurrà ogni anno di 2.500 tonnellate la quantità di rifiuti conferiti in discarica; questo richiederà una crescita della differenziata almeno del 6%. Il secondo impegno lo ha preso il Cogesa: applicherà uno sconto all’Asm se migliorerà la qualità dell’indifferenziato aquilano conferito in discarica, oggi “inquinato” da materiali agevolmente riciclabili come carta, plastica, vetro e organico.
Ancora da fissare la nuova tariffa per il conferimento. L’Asm partiva da 110 euro a tonnellata del vecchio contratto (ma si parlava nei giorni scorsi di 117 euro come soglia accettabile per la municipalizzata aquilana), mentre il Cogesa fissava a 136 euro il prezzo adeguato. Sarà proprio il consorzio peligno nei prossimi giorni a fare una nuova proposta all’azienda aquilana, che poi dovrà valutarla. Per ovvi motivi di opportunità, vista la delicata trattativa in corso, al momento né Gerardini né Massimi si sbilanciano su quale possa essere una cifra accettabile. L’amministratore unico dell’Asm apre però a un aumento del costo per la sua azienda, ammettendo che la tariffa di 110 euro pagata finora al Cogesa «non è più un prezzo di mercato».
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