Play things, la fine di un’epoca Lascia anche lo storico negozio

La rivendita di articoli sportivi di corso Ovidio abbasserà le saracinesche dopo 45 anni Il proprietario Casaccia: «Abbandono del centro storico evidente, è impossibile proseguire»
SULMONA. Chiude dopo 45 anni di attività Play things. Lo storico negozio di articoli sportivi al civico 186 di corso Ovidio, di fronte alla centralissima piazza XX Settembre, abbasserà definitivamente la saracinesca. Ne dà conferma il giovane proprietario Gianluca Casaccia, che aveva ereditato l’attività dopo la morte del papà Franco.
«Abbiamo deciso di chiudere perché in queste condizioni non è più possibile andare avanti», racconta dispiaciuto. «Non vogliamo fare polemica, ma lo stato di abbandono in cui versa il centro storico è sotto gli occhi di tutti e il commercio, in questa fase storica e in una realtà come la nostra, non può farcela. Da qui la decisione di chiudere».
A Sulmona e dintorni tutti conoscono lo storico punto vendita, in cui si potevano trovare accessori e abbigliamento tecnico e sportivo per ogni disciplina, dallo sci al tennis, passando per il nuoto e il trekking.
Tappa obbligata per gli appassionati della montagna, era difficile uscire a mani vuote dal negozio o non trovare qualcosa tra la merce esposta negli ampi locali commerciali e quella custodita nel grande magazzino retrostante.
Con il locale di proprietà della famiglia da generazioni, i Casaccia, proprietari anche del Rojan Hotel, dietro piazza XX Settembre, hanno deciso di dedicarsi totalmente all’albergo. «Speriamo di diventare un punto di riferimento della ricettività cittadina, così come lo siamo stati in tutti questi anni per gli articoli sportivi», conclude Casaccia.
L’ennesima chiusura in centro storico sembra il preludio della fine annunciata di un’era, col commercio che rappresentava una grossa fetta del Pil cittadino e che manteneva viva la zona. In molti invocano interventi urgenti e straordinari. Come quelli richiesti dal presidente dell’Ascom Fidi-Ascom Servizi, Claudio Mariotti, e ancora in attesa di risposte. «Non bisogna limitarsi soltanto ad amministrare il degrado», afferma Mariotti. «Per questo abbiamo sollecitato il sindaco Casini a intervenire con coraggio e determinazione per risolvere il problema dei locali commerciali, artigianali e industriali per evitare che la città si trasformi definitivamente in un paese privo di servizi».
In particolare, secondo Mariotti, una prima soluzione potrebbe arrivare dall’applicazione della cedolare secca anche sui locali commerciali, industriali e artigianali. L’agevolazione, attualmente prevista solo per gli appartamenti a uso abitativo, è un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali. In più, per i contratti sotto cedolare secca non andranno pagate l’imposta di registro e l’imposta di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione. Più volte lo stesso Mariotti ha anche sollecitato, oltre che le istituzioni, anche gli stessi negozianti a modificare le loro abitudini e ad andare incontro alle nuove esigenze dei consumatori con orari più flessibili e aperture domenicali e festive. Del resto, tenere chiuse le saracinesche durante i periodi di maggior movimento in città resta una prerogativa tutta sulmonese, che sta condannando il commercio per mano degli stessi gestori, ad eccezione di quei pochi che restano aperti (tra cui il negozio in chiusura e quelli di confetti). Intanto, in Comune non si riesce ancora a dipanare nemmeno la questione delle lunghe attese per le autorizzazioni a mettere tavoli e sedie all’esterno dei locali, con l’assessore al Commercio Cristian La Civita, che si dice pronto a fare il possibile. «Stiamo facendo di tutto per stringere i tempi», spiega, «e risollevare il settore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

