Polizia locale, guida “vietata” all’assessore

14 Giugno 2023

La prefettura interviene sul caso di Rivisondoli: la responsabilità va affidata a chi indossa una divisa

RIVISONDOLI. Vietato affidare responsabilità di vigilanza e di polizia locale agli assessori comunali.
È quanto stabilito dal prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco, intervenuto sul caso di Rivisondoli, dopo un quesito avanzato da Benedetta Di Gennaro, responsabile Csa-Regioni autonomie locali, coordinamento provinciale L’Aquila.
Infatti il sindaco Giancarlo Iarussi ha nominato il consigliere comunale Olindo Sarrocco Juan assessore comunale con assegnazione della delega delle funzioni concernenti il settore vigilanza e polizia locale e gli ha assegnato la responsabilità di tutti i servizi dell’area di vigilanza con il potere di adottare atti anche di natura tecnico gestionale.
«È il caso di evidenziare», ha però sottolineato la Di Gennaro, «che tale provvedimento, nella parte in cui assegna all’assessore la responsabilità di tutti i servizi propri dell’area di vigilanza con il potere di adottare i necessari atti anche di natura tecnico gestionale, risulta adottato in palese violazione delle norme». La prefettura dell’Aquila ha così citato il ministero riguardo alla questione confermando quanto denunciato dal Csa.
«Si fa presente», spiega il ministero dell’Interno, «per quanto di competenza che l’articolo 5 della legge 65 del 1986 prevede il conferimento prefettizio della qualifica di agente di pubblica sicurezza nei confronti del solo personale che svolge servizio di polizia municipale, ossia – secondo l’avviso di questo ufficio – effettivamente adibito ai compiti ed alle attività proprie di questo servizio».
Secondo il ministero, «il conferimento della qualifica in questione è finalizzato ad abilitare all’espletamento di funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza ai sensi dell’articolo 3 della stessa legge e presuppone l’impiego in attività operative e non solamente di coordinamento e direzione dell'ufficio – nonché al porto d’arma senza licenza, nei casi in cui la regolamentazione comunale preveda lo svolgimento di servizi armati».
In realtà il ministero chiarisce anche che bisogna valutare di volta in volta ai fini del conferimento o meno della qualifica in argomento da parte del prefetto, tenuto conto «dell’organizzazione dell’ente, della sua regolamentazione, dei concreti contenuti dell’incarico attribuito». Bisogna infatti capire anche se questi responsabili risultino oppure no abilitati anche a funzionalità operative che richiedano l’effettivo svolgimento delle attività. Per attività operative serve infatti il porto d’armi qualora fosse necessario.
«Tale condizione», conclude il ministero, «costituisce dunque un pre-requisito per il procedimento in questione». (p.g.)
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