Ponte Belvedere da tagliare Ecco tutte le fasi dei lavori

Parla l’architetto Carosi della squadra addetta alla demolizione della struttura: «Monitoraggio continuo, l’intervento non è facile: ci sono case da preservare»
L’AQUILA. «Abbiamo cercato di prevedere tutto, ma non è facile». L’architetto Luca Carosi ha appena finito di visionare le tracce lasciate dagli operai sul ponte Belvedere. Sono i segni dei nodi, i punti che dovranno essere tagliati quando, nei prossimi giorni, inizierà la demolizione dell’impalcato del ponte. Carosi è uno dei responsabili del progetto esecutivo di una demolizione che ha pochissimi precedenti al mondo. In effetti, in altri casi si usa il demolitore o la dinamite, come in questo periodo sui viadotti autostradali, «ma qui è tutto diverso», spiega l’architetto, «qui ci sono le case da preservare, c’è una struttura degli anni Sessanta completamente diversa dal punto di vista strutturale rispetto alle strutture che si usano oggi». Carosi non è da solo. Nella squadra della demolizione c’è un luminare dei ponti, l’ingegner Marco Petrangeli. Il ponte Belvedere in effetti è composto da travi che, per impedire all’impalcato di flettere, sono state compresse con tiranti direttamente in opera e dopo la gettata. Oggi si usano invece strutture precompresse, con i ferri e i tiranti montati e controllati in cantieri distanti anche centinaia di chilometri e poi assemblate sul ponte come un enorme Meccano. «In progetto abbiamo cercato di prevedere tutto, ma c’è bisogno di un monitoraggio continuo», ammette Carosi. Anche l’uso delle tre enormi gru è stato attentamente calcolato. L’impalcato, la parte orizzontale del ponte, è composta da 4 travi del peso di 45 tonnellate ciascuna. Saranno separate l’una dall’altra usando una sega diamantata di 140 centimetri di diametro, un mostro. Una volta separate, le travi saranno agganciate da tre gru, una capace di sollevare 640 tonnellate, le altre in grado di alzare circa la metà. «Purtroppo le gru lavorano in condizioni sfavorevoli, con il braccio inclinato, e quindi la gru in posizione meno favorevole sarà quella da 640 tonnellate che insieme a una delle gru più piccole solleverà la trave di un metro e mezzo, poggiandola sulla parte alta del ponte, lasciando poi alle due gru più piccole il compito di spostare il tutto verso il punto in cui gli operai provvederanno a dividere la trave in pezzi trasportabili». E i piloni? «Quella è una bazzecola», sorride Carosi, «li tagliamo a metà e li portiamo giù». (r.p.)
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