Ponte Belvedere, manca l’acciaio: slittano i tempi della ricostruzione

Approvvigionamenti bloccati dalla guerra in Ucraina e costi delle materie prime saliti alle stelle Le imprese: «Qui è tutto pronto, ma restiamo in attesa del via libera per poter avviare l’intervento»
L’AQUILA. La guerra in Ucraina mette i bastoni tra le ruote alla ricostruzione del ponte Belvedere. Da un lato la carenza di acciaio e dall’altro l’aumento dei costi delle materie prime rischiano, infatti, di far slittare i tempi per l’inizio della ricostruzione del ponte Belvedere, inagibile dai tempi del sisma del 2009, demolito lo scorso anno al termine di una operazione molto complessa, con le travi di decine di tonnellate sollevate da enormi gru e fatte scivolare sopra i tetti del palazzo sottostante. Che potesse esserci un problema di approvvigionamento di acciaio lo aveva accennato lo stesso Marco Petrangeli, l’ingegnere che con il suo studio ha progettato non meno di 200 ponti in giro per il mondo e che ha “disegnato” anche il nuovo ponte Belvedere. Al termine della cerimonia di presentazione del progetto esecutivo, lo scorso 27 maggio, Petrangeli aveva infatti accennato alla carenza di acciaio causata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Il materiale per la costruzione dei ponti arriva quasi tutto dalla Cina passando proprio per l’Ucraina. Ma le notizie che arrivavano dal fronte della guerra non erano certo delle migliori (e continuano a non esserlo), con i russi che bombardavano le acciaierie ucraine e si impadronivano delle navi cariche ferme nei porti. E su quelle navi c’erano, con tutta probabilità, anche i carichi pronti per essere spedite in Italia alla fabbrica di Brescia che avrebbe dovuto realizzare le travi del ponte. Travi che una volta lavorate verranno assemblate per realizzare il nuovo ponte strallato. Una struttura appesa, agganciata e tenuta in aria da enormi cavi di acciaio, un vero gioiello della tecnologia. «Non siamo nati ieri», dice Marino Serpetti, coordinatore dell’associazione temporanea di imprese costituita da Taddei Spa e To.Di.Ma srl, ditte che dovranno materialmente ricostruire il ponte. «Ci stiamo attrezzando e il problema è comunque risolvibile. Del resto», prosegue Serpetti, «noi non ci siamo mai fermati». In attesa che il progetto del ponte compia gli ultimi passaggi obbligatori – la verifica, la validazione, il caricamento sul portale del Genio civile, l’approvazione del responsabile unico del procedimento e l’approvazione in giunta – noi abbiamo fatto tutto quello che era necessario. Con i sondaggi siamo scesi fino a 90 metri e abbiamo proseguito con le demolizioni».
Ma la guerra sta creando problemi anche sul fronte dei prezzi. L’architetto Luca Carosi spiega infatti che proprio due giorni fa la Regione ha presentato il nuovo prezzario, adeguando i costi dei materiali e anche il progetto presentato e non ancora approvato dovrà tenere conto di questi aggiornamenti.
«Noi siamo pronti», prosegue Serpetti, «appena ci danno il via partiamo con i pali su via Fontesecco» dove, in effetti, negli ultimi giorni le transenne che delimitano il cantiere sono state spostate verso il centro della strada. «Tutti gli operai», conclude Marino Serpetti, «sono rientrati dalle ferie. Siamo pronti a partire coi lavori, aspettiamo solo il via libera».
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