Ponte Belvedere, partono i lavori: è chiuso dal giorno del terremoto

7 Luglio 2023

Approvato dalla giunta il nuovo progetto esecutivo dopo il via libera della società di validazione Le imprese aggiudicatarie possono avviare il cantiere. Il nodo dei costi: importo iniziale di 4,8 milioni

L’AQUILA. Possono finalmente cominciare i lavori di ricostruzione del ponte di Belvedere. Dopo un periodo di annunci e polemiche, ieri la giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo. L’approvazione arriva a qualche settimana di distanza dall’approvazione del progetto e il conseguente parere positivo emesso dalla società Bureau Veritas che ne ha verificato la correttezza, consentendo agli uffici tecnici comunali di effettuare le ulteriori e ultime procedure per terminare l’iter progettuale dell’opera.
prove tecniche
Nei giorni scorsi, senza farsi troppo notare, i tecnici delle ditte incaricate si erano recati sul posto per fare alcune misurazioni riguardanti gli accessi per i mezzi di cantiere. «Si è trattato di una procedura amministrativa molto complessa», ha detto il vicesindaco con delega alla Ricostruzione dei Beni pubblici Raffaele Daniele, «per cui sono stati necessari approfondimenti e analisi finalmente giunte a conclusione». «Un risultato atteso», ha poi aggiunto, «per il quale ringrazio l’intera giunta, i tecnici, le strutture dell’ente e tutti coloro che hanno lavorato incessantemente per il suo raggiungimento: il via libera del progetto esecutivo consentirà alle imprese aggiudicatarie dell’appalto (il raggruppamento temporaneo formato dalle aquilane Taddei Spa e Todima srl, su progetto del professor Marco Petrangeli, uno dei leader mondiali nella costruzione di ponti strallati, e con Casarchitettura amministrata dall’architetto Luca Carosi, ndc), di procedere all’avvio del cantiere del ponte strallato che oltre a ricucire una parte del tessuto urbano rappresenterà una strategica opportunità in tema di viabilità e mobilità».
il ponte e il terremoto
La vicenda del ponte di Belvedere inizia la notte del terremoto. La scossa sismica non lo aveva distrutto, ma lo aveva fatto cadere dagli appoggi che servono per mantenere in posizione le strutture orizzontali, che apparivano più in basso rispetto alla sede stradale esterna. Dichiarato inagibile, fu sottoposto ad alcuni collaudi condotti dall’Università. Dal punto di vista della stabilità strutturale il ponte appariva in discrete condizioni. Con il passare degli anni, però, più di un dubbio aveva attanagliato gli amministratori. Ricostruire una struttura risalente agli anni ’60 che, dal racconto dei costruttori e dalle risultanze delle analisi, appariva ben costruita, con cemento miscelato con inerti di elevata qualità, ma che comunque si stava avvicinando al termine della propria vita tecnica, oppure demolire, ricostruire e fare tutto nuovo? Con l’arrivo della giunta Biondi il dilemma veniva sciolto: demolizione e ricostruzione. Per prima cosa, il vicesindaco dell’epoca, Guido Quintino Liris, tentò di convincere i residenti della palazzina posizionata proprio sotto al ponte ad accettare il trasferimento in uno dei tanti appartamenti di proprietà comunale derivanti dalla sostituzione edilizia. Dopo il diniego dei residenti, si è presa quindi la strada della rimozione, un pezzo alla volta, delle enormi strutture mantenendo l’integrità della palazzina sottostante. «Una cosa mai tentata prima», raccontavano i tecnici impegnati nella demolizione. Dopo la presentazione ufficiale, a complicare la procedura anche la guerra russo-ucraina con la conseguente crisi del ferro e dei costi. Il decreto aiuti del governo Draghi permetteva di compensare alcuni aumenti dei costi, ma il progetto doveva obbligatoriamente passare attraverso un ulteriore controllo esterno, in questo caso la Bureau Veritas. Il resto è storia di oggi.
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