Ponte di Belvedere «Il progetto scelto senza condivisione»

L’architetto Pecilli critica l’operato della giunta Biondi: «Decisione assunta dal Comune escludendo la città»
L’AQUILA. «La scelta del progetto per un nuovo ponte Belvedere non è stata affatto condivisa con la città». Lo scrive in una nota l’architetto Pietro Antonio Pecilli, che aveva anche elaborato una sua idea progetto dopo l’incontro tra Comune e cittadini dello scorso febbraio per l’avvio di una procedura “concertata” relativa alla valorizzazione di tutta la zona che gravita sul ponte Belvedere.
«All’inizio dell’anno», scrive Pecilli, «la cittadinanza è stata invitata dall’amministrazione comunale a partecipare al percorso condiviso per la progettazione del ponte Belvedere e delle aree limitrofe. Nel corso del secondo incontro pubblico, che si è tenuto il 17 febbraio scorso nella sala Rivera di palazzo Fibbioni, sono stati presentati due progetti: uno era un project financing e l’altro era relativo a un’idea-progetto a metà tra un ponte sospeso e una porta urbana. Lasciammo la riunione con la certezza che il percorso partecipativo promosso dall’amministrazione avrebbe stimolato i soggetti interessati alla presentazione di proposte alternative e condivise dalla cittadinanza. Si trattava di una svolta epocale e di un segnale forte nel senso di un rinnovamento lontano dal dov’era e com’era che finora ha imperato nella ricostruzione dopo gli eventi drammatici del 6 aprile 2009. Da quel momento quindi anche il mio studio, che ha sede proprio in via Fontesecco, a meno di trenta metri dal ponte Belvedere, ha cominciato a lavorare su un’idea progettuale nella quale si teneva conto dell’ambiente, del territorio e della storia nella quale si sarebbe calato l’intervento progettuale. Prevedendo l’utilizzo del super bonus legato all’abbattimento dell’immobile sottostante il ponte (edificio per la maggior parte di proprietà dell’Ater e in parte proprietà di privati) si proponeva la costruzione a costo zero di edifici comuni, di un parcheggio interrato per 480 posti auto collegato direttamente con piazza Duomo e di oltre 30 uffici da destinare a giovani professionisti per l’avvio delle attività; prevedeva inoltre un giardino d’inverno e la sistemazione a verde pubblico attrezzato di tutta la superficie occupata dagli immobili con la sistemazione a verde delle coperture; un belvedere al di sotto del cavalcavia completava la progettazione. Le speranze coltivate nel corso dei lunghi mesi di forzata inattività dettata dal Covid sono state mortificate dalla pubblicazione della deliberazione 385 del 12 agosto con la quale viene accettata l’idea progettuale dell’architetto professor Volkwin Marg che, lungi dall’essere non vincolante per l’amministrazione in merito alla realizzazione dell’idea progettuale, viene definita quale parametro di riferimento per le successive determinazioni del Comune dell’Aquila. Sono del 14 agosto 2020», continua il professionista aquilano, «le determine dirigenziali che, facendo riferimento alla proposta dell’architetto Marg, vedono pubblicati gli avvisi di indagine di mercato per l’affidamento di servizi di ingegneria e architettura relativi alla progettazione definitiva e coordinamento della sicurezza per la demolizione e ricostruzione del ponte Belvedere: tempo per presentare l’istanza di manifestazione d’interesse 10 giorni. Ormai siamo abituati a tutto, anche a manifestazioni d’interesse richieste a Ferragosto, ma non si può tollerare che decisioni prese nelle stanze dell’amministrazione vengano spacciate per decisioni condivise e partecipate. La progettazione condivisa e partecipata è ben altra cosa e i lunghi mesi del lockdown sarebbero stati più che sufficienti per organizzare un concorso di idee che avrebbe visto più professionisti (e perché no, anche professionisti aquilani) ben lieti di partecipare e confrontarsi con la cittadinanza sulle idee e sui contenuti di un programma urbano di così vasta rilevanza per la nostra città».
«Per ultimo vorrei ricordare» conclude l’architetto Pecilli, «che quello che viene chiamato ponte Belvedere altro non è che un cavalcavia, e come tale va trattato. Forse in questo caso sarebbe stato meglio il com’era e dov’era».
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