Porta Barete, ultimatum di Italia nostra

L’associazione contraria alla ricostruzione del condominio di via Roma che insiste sull’area
L’AQUILA. Un progetto serio di recupero e riqualificazione delle mura della città che valorizzi la tanto discussa Porta Barete e sottoponga l’area a vincolo, impedendo la ricostruzione del civico 207. A chiederlo con forza è la sezione aquilana di Italia Nostra, che ha anche inviato una nota al ministero, alla direzione regionale per i beni culturali, alle Soprintendenze, al presidente della Regione e al sindaco.
«L’intervento in corso da parte della Direzione regionale beni culturali, per sua natura e per convenzione è limitato esclusivamente al restauro materico delle mura e delle porte della città, ma manca un vero progetto organico che riguardi anche la loro valorizzazione e fruizione, il recupero del pomerio e anche interventi di ripianificazione urbanistica in quei luoghi dove “l’urbano”, addossato alle mura, opprime la cinta, oscura le visuali e modifica lo skyline della città», spiega l’associazione ambientalista. «Insistiamo quindi a chiedere con forza un progetto organico che definisca precise norme, ricerchi soluzioni condivise per riqualificare e rendere fruibile tutta la fascia che interessa le aree dentro e fuori le mura recuperando anche i rapporti tra il verde urbano interno e quello esterno». Un discorso a parte merita, secondo Italia nostra, la zona di Porta Barete definita un «caso di cattiva gestione». «Lo spazio interno alla porta è stato scavato a seguito di un intervento di archeologia preventiva sull’area occupata da un condominio realizzato dopo la seconda metà del secolo passato e demolito a seguito dei danni causati dal terremoto», continua la nota. «Gli scavi hanno portato alla luce un grande leone scolpito, hanno riscoperto la parte interna della porta con tanto di targa murale, una parte delle mura originarie e la grande piazza. Pensare che nulla è successo e permettere la ricostruzione del condominio sulla piazza e addossato alle mura sarebbe un delitto, così come pensare di porre solo un vincolo indiretto è un atteggiamento chiaramente pilatesco. Al ministero si richiede quindi, più che un atto di coraggio, di svolgere fino in fondo le funzioni che gli sono proprie e di intervenire con un vincolo diretto, capace di salvaguardare tutta l’area». L’associazione, inoltre, invita il Comune a «intervenire con un provvedimento espropriativo per pubblica utilità riprogettando tutta l’area compreso il viadotto e il terrapieno di via Roma», progetto che potrebbe essere attuato anche attraverso una variante al piano di ricostruzione. «Soluzioni diverse o compromessi di basso profilo avrebbero un sapore palliativo», conclude l’associazione, «e farebbero perdere all’Aquila e agli aquilani un’occasione irripetibile per recuperare la loro storia e la loro identità». (m.c.)
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