Porta Leoni, dagli Angioini alle case Ater da abbattere

Le alterne vicende dell’accesso alla città più volte murato nel corso dei secoli Ora nascerà un parcheggio al posto degli edifici ex Iacp costruiti per i militari
L’AQUILA. In questi giorni si è parlato molto della riqualificazione della zona di Porta Leoni (a poche decine di metri dalla basilica di San Bernardino) con l’abbattimento di palazzine Ater e la creazione di un parcheggio a spina di pesce per 90 auto (questo è il primo lotto, il secondo prevede un parcheggio interrato). L’area è a ridosso delle antiche mura, maltrattate dagli aquilani per decenni e ora improvvisamente e fortunatamente “riscoperte” e valorizzate se pur a macchia di leopardo. Ieri sull’albo pretorio del Comune è apparsa la delibera che approva il progetto preliminare già illustrato dal sindaco Pierluigi Biondi. Nella relazione al progetto si rifà anche la storia di Porta Leoni sin dalle origini della città.
LA STORIA. “Porta Leoni”, si legge nella relazione, “è una delle porte più antiche della città ed è delimitata da via Panfilo Tedeschi e via Signorini Corsi. Costituita da un torrione alto circa 12 metri in cui si apre un portale a doppio arco, Porta Leoni deriva il suo nome da Leone di Cecco da Cascia, Capitano della Città che contribuì all’ultimazione, nel 1316, dei lavori di costruzione della cinta muraria angioina avviati nel 1270 da Lucchesino da Firenze. Tra il XIII e il XVI secolo, in corrispondenza dei principali assi viari, furono realizzate aperture, tra cui Porta Leoni, la cui accessibilità dall’esterno era comunque limitata al fine di garantire la difendibilità della città. In tal modo, la cinta muraria resse alle numerose incursioni nemiche e ai lunghi assedi del XV secolo, compreso quello del condottiero Fortebraccio tra il 1423 e il 1424, conclusosi con la vittoria aquilana. Porta Leoni venne murata nel 1461, quando nelle sue prossimità vi si raccolsero le macerie prodotte dal terremoto che il 26 novembre dello stesso anno colpì L’Aquila. Riaperta già nel 1469 per agevolare la costruzione della vicina Basilica e per consentire il passaggio verso la chiesa votiva della Madonna del Soccorso, fu nuovamente chiusa in seguito all’apertura di Porta Castello, costruita nel XVI secolo in concomitanza col Forte spagnolo, per essere riaperta soltanto alla fine del XIX secolo. Proprio in seguito all’edificazione della fortezza spagnola l’impianto urbanistico originario della città cominciò lentamente a modificarsi verso l’impostazione cardo-decumanica d’ispirazione rinascimentale, con l’attribuzione di maggiore importanza all’assialità ortogonale di alcune vie (il Corso, via Roma, via Castello) rispetto all’irregolarità delle strade d’origine medievale. Il culmine di questo sviluppo si registrò nel 1820 con la realizzazione di Porta San Ferdinando (meglio nota come Porta Napoli, ndr) e l’avvio dell’edificazione di una parte della città dentro le mura fino ad allora priva di costruzioni”.
TEMPI RECENTI. “Fino agli anni Quaranta del secolo scorso”, è scritto ancora nella relazione, “l’area di Porta Leoni è rimasta integrata nel sistema di orti urbani che separa il margine della città storica dalla cinta muraria. A partire dal secondo Dopoguerra tale zona di rispetto, lungo l’intera cinta urbica, è stata diffusamente fatta oggetto di interventi prevalentemente residenziali, quasi sempre di iniziativa pubblica. Come emerge dall’analisi delle carte storiche a partire dal XX secolo il nuovo quartiere di Santa Maria di Farfa, cui l’area di Porta Leoni appartiene, inizia a prendere forma intorno a un sistema di spazi ed edifici pubblici di elevato livello storico-architettonico con al centro la Basilica e il Convento di San Bernardino. L’area proprio a ridosso di Porta Leoni, rimasta a lungo inedificata, fu interessata dagli anni Sessanta del secolo scorso dalla costruzione di edifici a carattere produttivo e di edilizia residenziale economica e popolare profondamente incongrui, per tipologia edilizia, qualità architettonica e dimensioni, rispetto al contesto circostante. In particolare, l’ex Iacp (oggi Ater) realizzò un edificio residenziale originariamente destinato ai militari di stanza al limitrofo Distretto composto di 55 unità immobiliari e pertinenze”. Edificio che fra qualche tempo sarà demolito per fare spazio a un parcheggio.
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