«Portami tre femmine, poi la carne e una birretta»

27 Settembre 2018

Il singolare gergo tra indagati e consumatori per sviare gli investigatori Liti sulla scarsa qualità dello stupefacente: rivoglio i miei soldi o sono guai

L’AQUILA. Gli indagati avevano la consapevolezza di essere intercettati e, allora, hanno adottato un linguaggio criptico o volutamente fuorviante nell’ingenuo tentativo di sviare gli esperti investigatori della Mobile. Va detto che spesso la droga arrivava da Roma in autobus portata da uno degli indagati.
«Subito ok tre femmine», ordina un consumatore all’indagato Rachid Bensaikouk alludendo, ovviamente, a tre dosi di cocaina. Ma la droga aveva anche altri nomi come pure «birra» e «carne». Non è un caso che uno dei consumatori invita un magrebino a «farsi una birretta». Oppure: «Preparo una birra e basta?» e l’altro risponde: «Sì, sì, porta una birra».
Un altro espediente per sviare la polizia emerge da un’altra conversazione. «Siamo in quattro», dice uno degli assuntori alla domanda di quanti fossero, fatta da uno dei sospettati. L’assenza di ulteriori contenuti e la sinteticità del discorso rende evidente, per gli investigatori, la finalità illecita perseguita: in ballo ci sono 4 dosi.
I mancati pagamenti sono spesso al centro delle discussioni: «Ti ho dato 80 euro, più venti la sera quando sei venuto a casa, te lo ricordi?». Lo chiede un consumatore a Hicham Ouguantar dopo che era insorta una contestazione sulla somma pagata.
Si torna a parlare di dosi in occasione di una conversazione tra un aquilano e il sospettato Edouar Yassir. «Ti faccio 40 minuti» dice l’indagato alludendo, inevitabilmente, al quantitativo di grammi di hascisc da consegnare. Una delle diatribe più frequenti, in occasione dello spaccio, è caratterizzata dalla qualità della cocaina. Un consumatore aquilano ammonisce Abderrazzak Stoutou. «Quattro giorni fa», dice. «mi hai fatto il pacco... non si fanno quelle cose.. io l’ho buttata, quella faceva schifo, ma stiamo a scherzare?». Un altro è ancora più minaccioso. «Cumpà, cumpà, rivoglio i miei soldi sennò sono guai». Il presunto spacciatore ha poi cercato di placarlo dicendogli che si sarebbero incontrati per risolvere il problema. Ci sono poi altre conversazioni solo apparentemente insignificanti. «Tu prenderai da lui sette ragade», da intendersi ragionevolmente 700 grammi di hascisc.
Dalle intercettazioni altre frasi curiose. Un consumatore stufo dell’hascisc: «Le canne mi hanno rotto il... ». Allora il presunto spacciatore gli dà la cocaina dando un “saggio” consiglio: «Mettile in mezzo alle palle le cose...».
A carico degli accusati ci sono le intercettazioni, riprese filmate e anche alcune testimonianze. Le indagini sono durate quasi 2 anni. (g.g.)
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