«Possiamo farcela: stavolta le premesse per vincere ci sono»

L'AQUILA. «Le condizioni per ottenere il riconoscimento Unesco di patrimonio immateriale dell'umanità, stavolta, ci sono tutte». La ventata di ottimismo, sapientemente miscelata con un'analisi...
L'AQUILA. «Le condizioni per ottenere il riconoscimento Unesco di patrimonio immateriale dell'umanità, stavolta, ci sono tutte». La ventata di ottimismo, sapientemente miscelata con un'analisi oggettiva delle "referenze" con cui la Perdonanza si presenta al vaglio del Comitato intergovernativo di salvaguardia del patrimonio culturale dell'Unesco, che si riunirà in Colombia all'inizio di dicembre, è di Ernesto Di Renzo.
Docente di antropologia dei patrimoni culturali all'Università Tor Vergata di Roma, Di Renzo dal 2010 al 2015 è stato coordinatore tecnico del gruppo di lavoro per la candidatura della Perdonanza.
Professore, la Perdonanza ce la farà ad ottenere il riconoscimento Unesco?
«Ci sono tutte le premesse perché possa accadere. L'Italia si è fatta carico di portare la candidatura con maggiore responsabilità e consapevolezza al cospetto dell'Unesco. Il terreno è fertile, idoneo e propenso all'acquisizione della candidatura. Un riconoscimento dovuto: la Perdonanza possiede tutte le caratteristiche e i requisiti che la Convenzione del 2013 individua come necessari per l'iscrizione nella lista rappresentativa. È un evento fortemente identitario attraverso il quale la comunità aquilana si riconosce con propri valori e principi storici. Una manifestazione capace di suscitare il senso di appartenenza e di autoriconoscimento, che esalta al massimo il messaggio di integrazione, solidarietà e interscambio tra popoli e culture differenti. È la prerogativa per la quale esiste l'Unesco, fondata nel 1946».
Quale ricaduta può generare l'iscrizione nella lista dei beni immateriali dell'umanità?
«Il riconoscimento non è un marchio doc. È indubbio che generi una ricaduta positiva in termini economici e di flussi turistici, indagata anche da una pubblicazione, "Il valore del brand Unesco", in cui si analizza, con strumenti statistici, quanto possa spostare rispetto alla percezione esterna di un bene. Ma sarebbe estremamente sbagliato e riduttivo pensare al riconoscimento solo come a un'opportunità da cui ricavare un vantaggio economico e turistico».
Perché?
«Non si può pensare che il semplice riconoscimento di patrimonio Unesco consenta di perseguire vantaggi di carattere turistico o economico. Servono comportamenti e strategie volte ad una comunicazione efficace. L'Aquila potrà disporre di un simbolo forte, in grado di ricostruire la frattura sociale e identitaria che il sisma del 2009 ha prodotto nella città oltraggiandone non solo l'assetto urbano, ma anche il senso di comunità. La Perdonanza può diventare il collante: un modo per trasferire quel bene all'intera comunità internazionale».
I destinatari finali?
«Gli aquilani che, con un'assunzione di consapevolezza, saranno detentori, custodi e garanti di un bene che appartiene al mondo intero perché questo possa essere poi trasmesso alle generazioni future. È questo il messaggio intrinseco più alto della Perdonanza celestiniana, con il suo valore universale di riconciliazione e fratellanza tra i popoli e di Perdono e remissione dei peccati». (m.p.)
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