Post-sisma a Campotosto demolizioni completate
Il sindaco Cannavicci: «Ora bisogna lavorare alla rimozione delle macerie» Incontro per la frazione di Poggio Cancelli, tanti i nodi ancora irrisolti
CAMPOTOSTO. «Siamo stati semidistrutti dal sisma del 18 gennaio 2017. Da allora a oggi siamo riusciti a completare gli abbattimenti. Proprio due giorni fa abbiamo abbattuto l’ultima abitazione. A Mascioni è rimasto un muro da mettere in sicurezza, dopodiché stiamo togliendo le macerie. Saremo intorno al 50 per cento delle macerie rimosse, ma qui a Campotosto, perché, nelle frazioni, dobbiamo iniziare. Sono tantissime e ci vorrà un po’ di tempo».
A fare il quadro della situazione è Luigi Cannavicci, sindaco di Campotosto, il paese della provincia dell’Aquila al confine con Amatrice (Rieti). L’occasione è stata l’incontro dal titolo “Terremoto in Centro Italia oggi-Teoria della prevenzione e intelligence ambientale” con gli esperti di Enea e Cnr, promosso dall’Associazione Radici Pojane (Arp), Ecoservizigroup, ReS On Network e Hub Academy.
Un incontro per accendere i riflettori su un territorio dove la popolazione residente, da 500 persone circa, è sceso a un centinaio e per raccogliere fondi da destinare alla ricostruzione della chiesa della frazione di Poggio Cancelli.
«La popolazione», spiega il sindaco, «vive in parte al progetto Case all’Aquila, e in parte qui, nei moduli provvisori che avevamo a disposizione dopo il sisma del 2009. Prima li abbiamo impiegati per ospitarvi 4-5 famiglie di Amatrice. Poi, invece, abbiamo destinato gli alloggi ai cittadini di Campotosto».
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di tenere i riflettori accesi sulla situazione complessiva, ma con particolare riferimento alla necessità di salvare la frazione di Poggio Cancelli. «Lì», dice Cannavicci, «ci sono due situazioni gravi. La prima, già evidenziata nel 2009, è che si tratta di un terreno di liquefazione quindi andava ricostruito in maniera diversa, a mio parere. Tuttora è stato ribadito questo nella microzonazione sismica di terzo livello». L’altra è trovare una differente posizione ai 3-4 manufatti abitativi provvisori al riparo dal rischio inondazione, dice il sindaco.
Altro appello lanciato dagli amministratori locali è quello relativo alla necessità di arrivare, il prima possibile, alla riapertura della Strada provinciale 2 di Aringo di Montereale, «prima delle nevicate». Un collegamento fondamentale per l’economia del posto. Ora i lavori paiono finalmente avviati. «Il pane, per esempio», racconta il sindaco, «si passava a mano tra un varco e l’altro». Tutte strade battute e conosciute soprattutto dai motociclisti.
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