Poste, la Uil accusa: 50 posti vacanti e troppi part-time

15 Luglio 2018

Pace: «L’Abruzzo tagliato fuori dai programmi di sviluppo L’azienda parla di esuberi, invece c’è carenza di personale»

L’AQUILA. «Poste italiane dimentica l’Abruzzo e penalizza, in particolare, la realtà aquilana».
A denunciare la situazione è il segretario provinciale della Uil-Poste, Sandro Pace, a seguito dell’accordo nazionale riguardante le politiche attive del lavoro dell’azienda, che vede tagliate fuori solo due regione in Italia: Abruzzo e Molise. «Intanto, nella nostra provincia ci sono 80 lavoratori part-time che aspettano di avere contratti full time, sono più di 50 i posti vacanti, ma non si pensa né a nuovi inserimenti, né a una valorizzazione delle risorse, né a un turn over che permetta di sostituire le uscite», spiega il sindacalista. Secondo quanto deciso da Poste italiane, infatti, all’intera regione spetterebbero «zero trasformazioni, zero consolidamento, zero mobilità, a fronte di un accordo nazionale che prevede numeri più alti degli ultimi anni sulle politiche attive del lavoro per tutta Italia».
ESUBERI? «Secondo quanto emerso nella riunione nazionale del 13 giugno, la circostanza che ha spinto i vertici aziendali a decidere in tal senso è dovuta all’esubero di personale. A noi risulta esattamente il contrario, in quanto da lungo tempo lamentiamo un’atavica esiguità di personale degli uffici spesso lasciati senza operatore di sportello e di direttori che devono quotidianamente assolvere tutte le mansioni compresa quella dello sportellista», continua Pace. «Per non parlare delle illimitate ore di straordinario erogate e dei continui distacchi richiesti al personale anche fuori comune, per coprire nello stesso tempo il servizio negli uffici postali, anche a 50 o 60 chilometri di distanza rispetto alla propria sede».
FERIE. Un problema che si aggrava ancora di più nei mesi estivi. «Siamo rimasti esclusi anche dall’applicazione del valido istituto della clausola elastica, che avrebbe dato l’opportunità per quest’estate ai part-time di proseguire il lavoro oltre il periodo contrattuale a copertura delle carenze di operatore di sportello durante il periodo delle ferie estive», dice il sindacalista. «In questo modo qualcuno rischia anche di dover saltare le ferie».
SPORTELLI E PART-TIME. Altra questione aperta resta quella delle sportellizzazioni: l’azienda, infatti, secondo il sindacato, non ha rispettato le promesse riguardanti il passaggio di una quota di portalettere allo sportello. «Così si spegne l’entusiasmo dei lavoratori», commenta Pace. «Nel servizio di recapito ci si imbatte in centri nei quali alcune zone sono in difficoltà per assenza di personale, pur avendo nel proprio interno dipendenti part-time. Non si sarebbe potuto trasformare quei contratti per attutire tali carenze? C’è chi lavora part-time da quasi 10 anni, senza vedere la luce in fondo al tunnel. Più di 80 persone attendono il tempo pieno».
TRASFERIMENTI. Infine, anche sui trasferimenti si è registrato un nulla di fatto: neanche una persona sarà spostata né all’interno della provincia né da altre regioni. «Non possiamo approvare un programma aziendale del genere che esclude completamente la nostra realtà dalle politiche attive del lavoro», conclude il sindacalista. «Considerando il momento storico, la crisi economica che ancora produce i suoi effetti negativi, la piaga della disoccupazione giovanile giunta ormai ai massimi storici, faremo in modo che questa decisione illogica aziendale venga osteggiata anche dai confederali regionali della Uil perché non è più un problema legato alle dinamiche della singola categoria, ma al contrario un problema sociale. Aspettiamo un ravvedimento dell’azienda sulla scelta insensata e ci riserviamo di mettere in campo ulteriori iniziative». (m.c.)
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